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Terre Rare by Sandro Veronesi: a metaphor of Italy (April 16th, 2015)

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Terre Rare” (literally: Rare Lands) is the sequel of “Caos Calmo” (Quiet Chaos) the Sandro Veronesi’s novel published on 2005 which had a great success and from which was also made a film.
In the new novel, we find the same characters eight years later - Pietro Paladini, his daughter Claudia now a teenager, his sister-in-law Marta - but all of them have changed as Italy in these eight years.
Pietro, who in “Caos Calmo” was a successful manager in a commercial television, is now an entrepreneur in trouble surrounded by unreliable, sometimes ridiculous, often immature characters that in the first part of the book seem to lead him to the disaster.
A metaphor of Italy today that was about to fail dragged down by a political class and entrepreneurial unable and ruinous?
But “Rare Lands” is also a novel about love, incommunicability, unavoidable errors in relationships with lovers, children and parents.
It is a hard novel, sometimes cruel as usual in the Veronesi ‘s books.
Recommended for those who want to understand better what has been happening in Italy in the last 10 years.

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("Sandro Veronesi 2010 mt" di cc-by-sa3] - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Sandro_Veronesi_2010_mt.jpg#/medi...)

Italian translation

“Terre rare” è il sequel di “Caos calmo” il romanzo del 2005 di Sandro Veronesi che ha avuto un gran successo e dal quale è stato anche tratto un film.
Nel nuovo romanzo ritroviamo gli stessi protagonisti 8 anni dopo - Pietro Paladini, la figlia Claudia ora adolescente, la cognata Marta – ma tutto è cambiato come è cambiata l’Italia in questi 8 anni.
Pietro che in “Cos Calmo” era un manager di successo in una televisione commerciale è ora un imprenditore in mezzo ai guai circondato da personaggi inaffidabili, a volte ridicoli, spesso immaturi che nella prima parte del libro sembrano condurlo verso il disastro.
Una metafora dell’Italia di oggi che è stata sul punto di fallire trascinata verso il basso da una classe politica e imprenditoriale incapace e cialtrona?
Ma “Terre rare” è anche un romanzo sull’amore, sull’incomunicabilità, sugli errori inevitabili nei rapporti con amanti, figli e genitori.
È un romanzo duro, a volte crudele come sempre nei libri di Veronesi.
Consigliato a chi vuole capre meglio cosa è successo in Italia negli ultimi 10 anni.

 

AG-Vocabolario: 

“Numero Zero” the new novel by Umberto Eco: just a parade of erudition? (February, 21st 2015)

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(Italian translation available here)

“Numero Zero”, the latest novel by Umberto Eco was published in Italy on 2015 February five years after the previous novel “The Prague Cemetery” so I was very curious to read it.
My judgment?
I am very dissatisfied!
A fragile plot, unrealistic characters, much confusion about dates, recent dramatic Italian historical events and (most likely) author’s personal facts.
Reading it I thought that the text looked more like a first draft than the final version of a novel.
The book is a sort of collection of ideas, feelings and suggestions which the author didn’t really can turn into a coherent story.
The novel seems to be the result of the overabundance of information from which all we suffer since Internet has become our playmate and classmate.
Perhaps “Numero Zero” warns us of the risks of the Network because it appears too erudite, weakened by too many links, attentive more to form than content.
Or did Umberto Eco trick us showing the narrative of the coming years?

The plot

The story is about a ghost writer who is both an author and journalist, involved in the formation of a fabricated daily political newspaper which speaks of the investigations in Milan in 1992.
Here the complete plot of the book (in English) https://theuntranslated.wordpress.com/2015/02/01/zero-issue-numero-zero-...  

Book information

Author     Umberto Eco
Original title     Numero Zero
Country     Italy
Language     Italian
Genre      Mystery
Publisher     Bompiani (Italy)
Publication date    2015, February (in Italy)

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AG-Vocabolario: 

“Numero Zero” il nuovo romanzo di Umberto Eco: solo uno sfoggio di erudizione? (21 febbraio 2015)

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Ho letto l’ultimo romanzo di Umberto Eco, “Numero Zero”, e sono rimasto fondamentalmente insoddisfatto.
Una storia fragile, personaggi improbabili, una certa confusione tra date, eventi storici, drammi nazionali e (probabili) accadimenti personali.
Mentre leggevo pensavo che il testo sembrava più che la versione definitiva di un romanzo la sua prima bozza come se l’autore avesse raccolto idee, sensazioni e suggestioni senza poi riuscire veramente a trasformare tutto in una storia coerente e finita.
Un romanzo che sembra frutto della sovrabbondanza di informazioni di cui soffriamo tutti da quando Internet è diventato il nostro compagno di giochi e di studi.
“Numero Zero” sembra ammonire sui rischi della Rete: troppo erudito, indebolito da mille link, più attento alla forma che al contenuto.
Oppure Umberto Eco ci ha preso in giro ed ha voluto semplicemente mostrarci come sarà la narrativa che ci attende nei prossimi anni.

La trama

La storia di un quasi scrittore e quasi giornalista che a Milano, nel 1992, partecipa alla costituzione di un nuovo ma falso quotidiano di indagini giornalistiche.
Qui la trama completa del libro (in inglese)

La scheda del libro

Autore     Umberto Eco
Titolo originale     Numero Zero
Paese     Italia
Lingua     Italiano
Genere      Mystery
Editore     Bompiani
Data di pubblicazione    Febbraio 2015 (in Italia)

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AG-Vocabolario: 

Londra, la città-Stato che traina l'economia (Il Sole 24 Ore, 1 febbraio 2014)

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(Clicca per ingrandire immagine)
Fonte: Il Sole 24 Ore
Il pianeta Londra è bene o è male per la Gran Bretagna che si scopre locomotiva d’Europa con un pil cresciuto del 2% nel 2013, una disoccupazione in caduta libera, un ottimismo che non ha precedenti dal 2007
di Leonardo Maisano
«Ormai anche Dalston sembra Knightsbridge», ha scritto di recente il Guardian.
Notting Hill? Bellissima, ma vecchia quanto il profilo non più adolescenziale del protagonista del film, Hugh Grant, uomo di mezza età inoltrata.
Primrose hill? Un’altra splendida collinetta che di pionieristico non ha più niente, se mai, davvero, lo ha avuto.
Shoreditch? Affascinante, schiacciata su Brick lane, ma ingrigita dal tempo che passa anche per la Silicon valley britannica.
No, Dalston non è ancora Knightsbridge, Stoke Newington non è Chelsea, Hackney non è Kensington, ma gli anni scorrono e le new entry si fanno old con straordinaria velocità, mentre s’allunga la coda dei prossimi. Un po’ più in là, sempre più in là, di quel north east che lotta con il south west per farsi nuova frontiera metropolitana.
A Londra non c’è ricambio, ma aggiunta.
Costante espansione di una città che da secoli ha scelto l’orizzontale invece del verticale. E allargandosi conquista pezzi di un Regno che si interroga sul costo di tanto sgomitare; la proiezione urbanistica è metafora di un fenomeno assai più vasto, radicato al difficile rapporto fra la capitale e il resto del Paese.
Il pianeta Londra è bene o è male per la Gran Bretagna che si scopre locomotiva d’Europa con un pil cresciuto del 2% nel 2013, una disoccupazione in caduta libera, un ottimismo che non ha precedenti dal 2007?

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Il dibattito spacca politici ed economisti in una dinamica ben riassunta dalle parole di Tony Travers, della London School of Economics. «È sempre più la stella oscura dell’economia. Senza pietà succhia energie, risorse, talenti. Nessuno sa più come controllarla».
Parole che seguono quelle, pronunciate in dicembre, da Vince Cable, ministro per il Business del partito Liberaldemocratico. «Londra è diventata un’idrovora che toglie la vita al resto del Paese». Immagine ribaltata dal sindaco Tory, Boris Johnson, pronto ad affidarsi alla fisiologia animale.
«La capitale è un gigantesco celenterato che assorbe nel suo ventre talenti dal mondo e, gentilmente, espelle attività economica e dinamismo nel Paese».
La scherma potrebbe proseguire all’infinito e all’interrogativo originario - fino a quanto sia un bene e dove cominci ad essere un male lo strapotere di una metropoli - continua a non esserci risposta certa.
La radiografia di Londra è stata tracciata nei giorni scorsi da un rapporto di Centre for Cities che, nell’outlook 2014 (qui in pdf), conferma il sospetto: una realtà che veleggia per conto proprio con numeri e dinamiche del tutto slegate dal resto del Paese.
Una Città-Stato se è vero che l’80 % dei posti di lavoro creati dal settore privato nel Regno, fra il 2010 e il 2012, sono nati a Londra. Non solo. Per ogni singolo "job" sbocciato attorno a Westminster se ne sono persi due a Bradford, Blackpool e Glasgow dove neppure si avverte la ripresa economica.
Una linea profonda divide le province, dove la crisi non è mai finita, dalla capitale, dove la crisi non è mai cominciata, se è vero che la produzione economica dal 2007 al 2012, ovvero nel punto più basso della crisi, è cresciuta del 15,4%, il doppio della media britannica.
Oggi Londra produce da sola un quarto - altre fonti si spingono a indicare il 30% - del pil nazionale.
Fra i motivi la capacità di attrazione di una città che richiama a sé il 60% dei giovani britannici (quelli che lasciano la città natale) fra i 22 e i 30 anni. Molti torneranno se non altro perché la capitale è il più grande datore di lavoro delle altre città. A York, per esempio, un’occupazione privata su cinque fa capo a una società che ha sede nella capitale. Lo stesso a Crawley, Milton Keynes. Secondo Ernest & Young il 45% dei progetti finanziati da investimenti esteri diretti finisce sulle rive del Tamigi. Complici i Giochi Olimpici del 2012? Certamente, eppure c’è sempre un evento prossimo venturo o un’infrastruttura in costruzione capace di attrarre denaro globale.
La casa è la cartina al tornasole di un gap che scava in profondità.
I valori degli immobili nel 2012 sono cresciuti a Londra il doppio della media britannica: l’allarme per i timori di una nuova bolla immobiliare non vanno esagerati. O meglio non vanno estesi a tutto il Paese, ma diretti solo sulla capitale. La dinamica del real estate è unica essendo eterodiretta, da denari di provenienza diversa. Erano petrodollari arabi negli anni Settanta-Ottanta, sono stati petrorubli russi fino a ieri, ora tocca alle monete cinesi, brasiliane, indonesiane e via con Brics, Next Eleven e tutti coloro che continuano a considerare Londra - non Manchester, non Liverpool - porto sicuro dalla crisi. Fenomeno, quello immobiliare, che genera un indotto a cascata. Se per vedere un aereo basta alzare gli occhi, in qualsiasi istante, verso il cielo di Londra, per vedere un camion di traslochi, basta tenerli su una strada qualsiasi: c’è sempre un mezzo che carica, scarica o si muove in attesa di caricare o scaricare. Le società di traslochi registrate nella capitale sono 143. L’elenco non tiene conto dei dilettanti del settore, numerosi quanto i professionisti.
Tanto, ma non tutto, è generato nel Miglio Quadrato.
Ha ragione City-Uk (lobbisti, a tutela di banking e dintorni) a precisare che servizi finanziari e indotto hanno generato un surplus della bilancia commerciale di 61 miliardi di sterline nel 2013, ben oltre gli altri settori combinati. Nettare per un Paese debole sul cotè esportazioni. Eppure business come digital media e servizi legali made in London, sono eccellenze mondiali e garantiscono una differenziazione economica rispetto all’immagine del "solito banchiere" che si aggira per Lombard street.
Londra punta oltre la City e anche per questo la crisi è stata scavallata in velocità. E soprattutto per questo, Boris Johnson, chiede autonomia allo Stato più centralizzato d’Europa. Le domande per trattenere localmente la tassa sulle transazioni immobiliari e per estendere i poteri d’intervento in linea con il ruolo esercitato dalla capitale, restano per ora inascoltate.
Più potere e più denari implicano, infatti, una risposta positiva all’interrogativo irrisolto. Il bene di Londra, cioè, è bene per il Paese, come vorrebbe la plastica immagina del celenterato caro a Johnson che sparge i frutti di sé stesso sul Regno. Centre for Cities ha sposato questa tesi sulla base di una semplice considerazione: se non ci fosse Londra tanta ricchezza che attrae finirebbe all’estero. No, non a Manchester, non a Liverpool, probabilmente. E con tutto il dovuto rispetto.

Link

  • Centreforcities: the first port of call for independent research and policy analysis on UK city economies (sito web)
  • Cities Outlook 2014, Jan 27, 2014: Our annual health check of the largest cities and towns asks: does London help or hinder other UK city economies?
  • Centre for Cities, Outlook 2014 (pdf, 5 M, 60 pp.)

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(Indice del rapporto, clicca per ingrandire immagine qui in pdf)

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Scrittori che amano scrittori: “Stoner” di John Williams (3 settembre 2013)

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(immagine tratta da Fazi Editore)

Stoner: passano gli anni e lui ha una moglie così così, un’amante così così, una carriera così così. È per noi che esiste l'università, per i diseredati del mondo

Secondo Ian McEwan, su Repubblica del 10 agosto 2013, «“Stoner” di Williams tocca la verità: come la grande letteratura» .
Secondo Irene Bignardi, Repubblica dell’11 marzo 2012, “Stoner” è il singolare racconto di una “vita fallita” che ci mette a disagio ma che non si dimentica   (e nella sua recensione vi è un ardito parallelo proprio tra Williams e McEwan).
Anche Tommaso Pincio  (audio)elogia questo romanzo su RadioCapital.
Insomma è proprio “StonerMania” (Repubblica 10 agosto 2013)

Di che si tratta?

Il romanzo, pubblicato nel 1965 senza grande fortuna ed oggi salutato come un capolavoro, racconta la “vita minima” di William Stoner figlio, marito, padre, amante, professore universitario nell’America profonda degli inizi del 900.
La vita a volte ti mette di fronte a grandi scelte: arruolarsi per la guerra, abbandonare moglie e figlia per un grande amore, opporsi fino alle estreme conseguenze ad un’ingiustizia … Ma la vita continua quali che siano le tue decisioni.

Effetto Lazzaro

“Siamo di fronte a una colossale celebrazione dell’uomo medio le cui orme saranno invisibili ai posteri. La sua esistenza è minimale, ovattata, silenziosissima. Scappato da un’umile enclave di campagna, si laurea tra sforzi, sacrifici e umiliazioni. Passano gli anni, e lui ha una moglie così così, un' amante così così, una carriera così così. Apparentemente, non eccelle in niente. Insomma, è la nemesi degli impavidi Jack Kerouac e Neal Cassady, a bordo di una Ford verso il Messico. Come ben spiega Ian McEwan nell' intervista che pubblichiamo in queste pagine, Stoner è un romanzo a tratti sublime, che colpisce per la sua aridità gelida ma tagliente, per il suo stile frugale e martellante. Pubblicato in un' epoca sconveniente, ha perso il treno giusto. Ma poi, nel 2006, la svolta: Stoner viene ripubblicato in America. Lo rilancia la New York Review of Books, dopo la segnalazione di un libraio newyorchese. Un anno dopo è Morris Dickstein a decantarne una maestosa apologia sul New York Times. Star della letteratura come Nick Hornby, Bret Easton Ellis, Column McCann, Geoff Dyer e Julian Barnes se ne (ri)innamorano subito. Si innesca un ciclone di passaparola, alimentato da ingegnose operazioni di marketing. Un "effetto Lazzaro", come ha scritto John Sutherland sul Daily Telegraph: ricorda Il grande Gatsby (che a stento sfamò Fitzgerald in vita) o, caso più recente, Revolutionary Road di Richard Yates (minimum fax), per non parlare della Versione di Barney di Mordecai Richler (Adelphi)

La citazione

È per noi che esiste l'università, per i diseredati del mondo. Non per gli studenti, non per la disinteressata ricerca della conoscenza, né per le altre ragioni che sentite dire. Quelle sono solo una copertura, come quei pochi individui normali, idonei al mondo, che di tanto in tanto accogliamo tra noi. Ma è tutto fumo negli occhi. Come la Chiesa nel Medioevo, cui non interessava un fico secco né dei laici né di dio in persona, ci servono pretesti per sopravvivere. E sopravviveremo, perché così dev'essere.

Chi è John Edward Williams?

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Nato in una famiglia di modeste condizioni economiche, si iscrisse all'Università di Denver solo dopo la fine della seconda guerra mondiale alla quale prese parte. Durante la sua permanenza all'Università di Denver pubblicò i suoi primi due libri: il romanzo Nothing But the Night (1948) e la raccolta di poesie The Broken Landscape (1949). Nel 1960 pubblicò il suo secondo romanzo Butcher's Crossing, nel quale descrisse la vita di frontiera nel Kansas attorno al 1870; due anni dopo pubblicò la sua seconda raccolta poetica (The Necessary Lie).
Il terzo romanzo di Williams, Stoner, la storia romanzata di un professore universitario di inglese, fu pubblicato dalla Viking Press nel 1960 e il suo quarto romanzo, Augustus (Viking, 1972), una rappresentazione dei tempi violenti di Augusto, pubblicato nel 1972, vinse il National Book Award nel 1973 ex aequo con Chimera di John Barth. Un quinto romanzo, The Sleep of Reason (Il sonno della ragione) rimase incompiuto a causa della sua morte.

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Portami al di là del fiume di Ethan Canin

Primo libro che leggo di Ethan Canin, scrittore, medico (ha esercitato per diversi anni) e co-fondatore del "San Francisco Writers' Grotto" una "collective workspace community" per scrittori, film-maker ed altri artisti che operano nel campo della narrativa.
Portami al di là del fiume  racconta la vita di August Kleinmann, fuggito dalla Germania nazista e diventato ricco uomo d’affari a Pittsburgh negli USA; bilancio di una lunga vita con molti punti oscuri e tragici ma anche caratterizzata dal grande amore per la moglie Ginger. Sentendo avvicinarsi la fine, August decide di recarsi in Giappone per incontrare il figlio di un soldato giapponese incontrato durante la guerra.
Bella scrittura.

Scheda del libro (da Wikipedia)

  • Titolo: Portami al di là del fiume
  • Titolo originale: Carry Me Across the Water
  • Autore: Ethan Canin
  • 1ª ed. originale: 2001
  • 1ª ed. italiana: 2010
  • Genere: Romanzo
  • Ambientazione: Stati Uniti, Giappone
  • Protagonisti: August Kleinmann
  • Coprotagonisti: Ginger Pella
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Devozione di Antonella Lattanzi

Il primo romanzo di Antonella Lattanzi (Bari, 1979) già autrice della raccolta di racconti "Col culo scomodo (non tutti i piercing riescono col buco)". Cronaca nuda dell’odissea quotidiana di Nikita e Pablo eroinomani a Roma, quartiere San Lorenzo con tragicomico intermezzo del (tentato) rapimento di Annette coetanea italo francese, forse ricca forse no. Narrazione à la Wallace (Questa è l'acquaLa scopa del sistemaLa ragazza dai capelli strani), flusso continuo, rota implacabile, flashback arrotolati alla quotidiana lotta/ricerca/conquista del buco. Italiano infarcito di dialetto pugliese (Nikita) e calabrese (Pablo) e di francese (Annette).
Scrittura dura, cruda, anoressica.

Scheda del libro

  • Autore: Antonella Lattanzi
  • Titolo: Devozione
  • Anno: 2010
  • Editore: Einaudi Stile libero Big
  • Pagine: 378
  • Prezzo: 18,50 euro
  • ISBN: 9788806199326
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"Infanzia. Scene di vita di provincia" di J. M. Coetzee

Il primo volume della biografia romanzata del premio Nobel 2003 John Maxwell Coetzee autore, tra l’altro, dei bellissimi "Vergogna" ed "Età di Ferro".
Nel libro il giovane Coetzee è un ragazzino introverso e solitario dilaniato tra l’amore assoluto e morboso per la madre forte, combattiva e possessiva ed il disprezzo per il padre debole, sconfitto ed incapace di dimostrargli il suo affetto.
Fotografia nuda e cruda del Sudafrica in pieno apartheid dove si buttavano le tazze da the se erano state utilizzate da meticci.

Trama (da Wikipedia)

Infanzia. Scene di vita di provincia ("Boyhood: Scenes from Provincial Life") è il primo volume di un'autobiografia fittizia dell'autore Premio Nobel 2003 J. M. Coetzee pubblicato dalla casa editrice Einaudi nel 2001. In questo, come nei volumi successivi, il protagonista si chiama John Coetzee e il corso della sua vita è perfettamente parallelo alla vita reale dell'autore. Tuttavia Coetzee presenta questi tre volumi come romanzi. A Infanzia seguono Gioventù. Scene di vita di provincia e Tempo d'estate. Scene di vita di provincia.

Frasi

  • Eppure andare a scuola era affascinante: ogni giorno sembrava portare nuove rivelazioni sulla crudeltà, il dolore e l’odio che imperversano sotto la superficie delle cose

 

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Wikipedia: il ritorno di "Prove di felicità a Roma Est"

La voce "Prove di felicità a Roma Est"  è stata riammessa su Wikipedia in italiano dopo che il romanzo di Roan Johnson  ha vinto il premio letterario per opere prime «Giuseppe Berto».

Trama (da Wikipedia)

Lorenzo Baldacci si trasferisce a Roma per completare gli studi superiori. Trova lavoro come "pizza express", come come "trasportatore volante" di pizza in motorino. Si innamora della ragazza di un suo collega di lavoro. Perde la casa in cui abitava in affitto e va a vivere in una roulotte.

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La principessa di ghiaccio di Camilla Läckberg

"La principessa di ghiaccio " di Camilla Läckberg  è il primo romanzo tradotto in italiano della scrittrice svedese. Si tratta di un poliziesco "vecchio genere", un po' alla Agatha Christie ambientato ai giorni nostri.

Trama (tratto da Wikipedia)

Nella piccola città balneare svedese di Fjällbacka, in pieno inverno, viene ritrovato il cadavere di una giovane donna, Alexandra Wijkner, dentro la vasca da bagno piena di acqua ghiacciata. Suicidio o omicidio? L'autopsia rivela che Alexandra è stata drogata e poi uccisa. Erica, scrittrice amica d’infanzia della vittima, indaga sulla morte misteriosa insieme all’amico Patrick Hedström, poliziotto presso il locale commissariato.

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