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Grillo primo partito tra gli under 23. Il Pd è vicino, Pdl fermo al 12-13% (Il Corriere della Sera, 4 febbraio 2013)

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  • Fonte: online sul sito del Corriere e in pdf su rassegna stampa della Difesa

Giovani, cresce la voglia di votare. Democratici avanti tra i 24-34enni

  • di Renato Mannheimer

C’è chi, come il sottoscritto, ha visto, nel corso della sua vita, il dipanarsi della prima e della seconda Repubblica e che voterà a fine mese per l’ennesima volta, inevitabilmente memore anche di quanto è accaduto nei decenni passati.
In questi casi, il giudizio è formulato anche sulla base dell’esperienza e della credibilità attribuita a questo o a quel leader, a questo o a quel partito.
Ma per i giovanissimi non è sempre così.
Una quantità rilevante di elettori voterà in questa occasione per la prima volta. Ci sono oggi in Italia quasi 4 milioni di cittadini tra i 18 e i 23 anni, che affrontano per la prima volta delle consultazioni politiche a livello nazionale.
Molti di costoro decideranno specialmente sulla base delle valutazioni e delle impressioni maturate in questa specifica campagna elettorale. A questi si possono anche affiancare i quasi 8 milioni di elettori che hanno tra i 24 e i 34 anni, la cui storia elettorale è comunque relativamente breve.
Qual è l’orientamento prevalente di costoro e, in generale, quali sono le scelte che caratterizzano i più giovani?
Nel considerare la distribuzione delle intenzioni di voto delle ultime generazioni, colpisce anzitutto il dato relativo alla elevata partecipazione tra i neo elettori.
Sino a qualche tempo fa, infatti, tra i giovani si manifestava il fenomeno contrario: erano tantissimi, fino al 50%, coloro che dichiaravano di volersi astenere, motivando spesso questo comportamento con la difficoltà di comprendere le logiche della politica o una percezione di irrilevanza di quest’ultima.
In questa occasione, il quadro pare cambiato: si registra tra chi affronta per la prima volta il voto una rinnovata voglia di esserci e, di conseguenza, di prendere parte alla consultazione. Ciononostante è rimasto, nelle nuove generazioni — specialmente nella più giovane —un atteggiamento di forte scetticismo — se non di disprezzo— nei confronti della politica tradizionale. Si spiega anche così il particolare successo ottenuto dalla lista Movimento 5 Stelle tra chi ha meno di 35 anni e, ancor più, tra chi si colloca sotto i 23. Tra questi ultimi, i 18-23enni, Grillo riesce a conquistare quasi un terzo di elettorato (30,4%), vale a dire il 17% in più che nella popolazione nel suo insieme.
In questa categoria di età, il M5S diventa il partito più votato in assoluto, superando, seppur di poco, il Pd.
Inoltre, il consenso al M5S appare ancora più elevato tra quei giovani che si trovano in una condizione sociale più difficile perché disoccupati.
Ma anche tra i 24-34enni il Movimento del comico genovese ottiene un largo successo, giungendo quasi al 19%, il 5% in più di quanto rilevato tra tutti gli italiani, con una maggiore accentuazione, anche in questo caso, tra chi non ha lavoro. È vero che tra costoro il Pd si conferma come primo partito, al pari di quanto accade per la popolazione nel suo complesso, ma il M5S si colloca nettamente come secondo.
Questo successo del Movimento 5 Stelle è «pagato» da quasi tutti gli altri partiti che ottengono, infatti, tra i giovani un consenso inferiore rispetto alle altre generazioni.
La differenza più elevata si riscontra riguardo al Pdl che fa rilevare, tra i 18-23enni, un seguito (pari al 12-13%) di quasi il 7% inferiore alla media nazionale. Ma anche gli altri grandi partiti, come la Lega o il Pd, sembrano (seppure in misura molto inferiore al Pdl) interessare meno le nuove generazioni.
Un’eccezione relativa si riscontra solo per alcune delle liste che si collocano su posizioni più estreme (e che un tempo raccoglievano una larga parte del voto giovanile) come Sel da un verso e Fratelli d’Italia dall’altro. Queste formazioni esprimono infatti tra i più giovani un saldo di voti positivo per il 2-3 per cento.
È dunque tra i giovani che affrontano per la prima volta le urne che si riscontra, assai più che in altre categorie, l’atteggiamento di critica generalizzata alla politica (o, talvolta, di antipolitica) che connota il Movimento di Grillo. Se dipendesse solo dai 18-23enni, il comico genovese conquisterebbe alla Camera, secondo l’attuale legge elettorale, la maggioranza assoluta dei seggi. Un forte monito per i partiti tradizionali.

Scheda

4 milioni
I giovani elettori tra i 18 e i 23 anni che affrontano per la prima volta le consultazioni politiche nazionali.
Saranno 8 milioni, invece, gli elettori che hanno tra i 24 e i 34 anni
50%
La percentuale di giovani che alle scorse politiche si dichiarava deciso ad astenersi. Stavolta la percentuale di astensionisti si è ridotta al 21% tra i 24-34enni e all’8% tra i 18-23enni

 

AG-Vocabolario: 

Onorevoli, la metà dei migliori rimarrà fuori dal Parlamento (La Stampa, 3 febbraio 2013)

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Dossier: le pagelle di deputati e senatori
L’associazione OpenPolis ha stilato una classifica dei parlamentari in base al loro indice di produttività alla fine della legislatura, e dopo la presentazione delle liste, siamo andati a vedere quanto paga darsi da fare

  • di Marco Castelnuovo

L’associazione OpenPolis valuta la produttività dei parlamentari. Presenze in aula e in commissione, disegni di legge presentati, assenze, voti espressi. Tutta l’attività di deputati e senatori viene macinata da un algoritmo che restituisce un indice per ognuno. Chi è più assiduo e propositivo finisce in cima alla classifica.  
All’associazione OpenPolis sono in nove, molti giovani, tutti bene assortiti. Scienziati, politici, matematici, ingegneri. Per l’algoritmo che calcola l’indice di produttività, si sono avvalsi dell’aiuto dei parlamentari stessi che hanno contribuito a determinare il «peso» dei comportamenti dei parlamentari. E contano su un bacino di 25mila sostenitori che in modalità «wiki» li aiutano a non sbagliare. L’indice di produttività che hanno costruito è stato preso come modello a livello internazionale. Può essere migliorato, ma già ora restituisce la fotografia di sgobboni e sfaccendati tra Montecitorio e Palazzo Madama.
 

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La graduatoria che si può consultare in questi giorni è di fatto quella finale della legislatura. Le Camere possono ancora essere convocate a domicilio nelle prossime tre settimane, ma le posizioni sono consolidate. Impossibili ormai i sorpassi.
Chi è stato il migliore tra i due rami del Parlamento? Chi il peggiore? E soprattutto: sono stati ricandidati i migliori? E i peggiori? In posizione eleggibile o no? Insomma, paga essere produttivi in Parlamento o è meglio frequentare i talk show per sperare nella ricandidatura?  
 Abbiamo incrociato i dati. Il migliore in assoluto alla Camera è Donato Bruno (Pdl), premiato con un seggio sicuro. Seggio sicuro anche per il peggiore, l’avvocato Niccolò Ghedini: molto assente in Aula, e poco incisivo nelle battaglie che ha cercato di portare avanti. Ma evidentemente gli oltre mille punti di distacco tra i due non sono stati sufficienti per convincere il partito a non ricandidare l’avvocato del Cavaliere.
Il Pd ha scelto di non ricandidare il peggiore senatore in assoluto, quel Vladimiro Crisafulli che ha fatto il pieno alle primarie dei parlamentari. Ma la decisione è arrivata in seguito alle disavventure giudiziarie del senatore siciliano e non dovute alla bassa, bassissima, produttività nella legislatura che sta per chiudersi.

In totale sui 60 migliori sono 24 gli eletti sicuri, 14 quelli in posizione a rischio e 22 quelli non più ricandidati. Diciotto dei 60 peggiori invece sono sicuri di rientrare, trenta sono stati esclusi e dodici sono quelli a rischio ingresso. A rischio nostro, ovviamente.

Twitter@chedisagio 

AG-Vocabolario: 

I due prodi (Il Manifesto ed altri, 2 febbraio 2013)

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Breve rassegna stampa con commenti gratuiti sul comizio di Renzi e Bersani a Firenze il primo febbraio 2013.

I due prodi (Il Manifesto, 2 febbraio 2013)

Il titolo più bello sul comizio di ieri a Firenze del nostro democratic dream ticket è sicuramente quello del “nuovo” Manifesto sparato in prima pagina. I due prodi: raffinato calembour che mette insieme il nome del 2 volte sfortunato (e impallinato) ex presidente del consiglio del centrosinistra, l’appello ad essere coraggiosi lanciato dal palco dal già rottamatore Renzi e tra le righe lancia una maledizione al prossimo governo PD-SEL-PSI.
Nelle pagine interne un titolo più sobrio: “Pd, fratelli coltelli” per un resoconto del comizio Renzi und Bersani: “La propaganda Pd li voleva come i Blues Brothers. Ma questo non è un two-men show, è la somma di due comizi, dove il primo (Renzi ndr) prende più applausi. E forse ce l’ha un po’ con lui Bersani quando fa un lungo discorso sui pericoli della personalizzazione. «È il meccanismo demagogico populistico che ci ha portato qui. Il berlusconismo non Berlusconi. Io non faccio campagna per me, non ho messo il nome nel simbolo. Dopo di me ci sarà il Pd per cinquant’anni ».
Alla fine parte la musica ed è quella dei Blues Brothers. Everybody Needs Somebody to Love. Tutti hanno bisogno di qualcuno da amare. Renzi torna su e tornano gli abbracci, qualche mezzo passo a ritmo. Bersani tira fuori anche un paio di occhiali neri.
Glieli hanno dati, li infila. Ma Renzi no, non lo segue. E il segretario, timido, spiazzato, li mette via.

Renzi dà la spinta a Bersani (Il Fatto Quotidiano, 2 febbraio 2013)

Anche il “Fatto quotidiano” non resiste e fa un titolo a “doppio senso”. Nell’articolo ironie e sfottò per entrambi i protagonisti.
“I due blues brothers del PD arrivano insieme, sulla Toyota hybris azzurro fiammante del sindaco di Firenze. Guida lui, il segretario è accanto due si presentano insieme, vestiti come nel “duello finale” per le primarie. Recitano la parte di se stessi”.
Bersani come al solito conia metafore che nessuno capisce. A un certo punto parlando del berlusconismo si lancia in un paragone con uno innamorato di una bionda svedese che non lascia. Ma di chi parla, del paese o di Berlusconi? In difficoltà anche sul professore: “Noi potevamo andare alle elezioni, e invece no, abbiamo scelto per il bene del paese”. Dunque, Monti ha fatto bene al paese?
Tutte le volte che nomina Renzi, i fotografi si girano ad inquadrare gli applausi. Poi, tutti sul palco. I due Pd brothers, ma anche Andrea Manciulli e Patrizio Mecacci, rispettivamente segretario della Toscana e segretario di Firenze, come Enrico Rossi, presidente della Provincia. Tutta gente che durante le primarie era pronta a stracciarsi le vesti alla sola idea che Renzi corresse per la premiership.

Bersani-Renzi: sarà il Pd a salvare il Paese (l’Unità, 2 febbraio 2013)

Sobrio come al solito l’house organ di Bersani. No comment.

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Renzi e Bersani contro Monti - Un abbraccio all’americana (La Repubblica, 2 febbraio 2013)

Il quotidiano fondato (e diretto?) da Eugenio Scalfari già dal titolo rimarca la sua linea politica: prima Renzi era un traditore e un’anomalia genetica della sinistra italiana (e Monti il naturale candidato alla presidenza della Repubblica) oggi Monti è un traditore e un’anomalia genetica del quadro politico italiano.
Di conseguenza secondo l’articolista, Piero Ignazi, rimane il rischio del mancato recupero di quella fascia di elettori che era stata attratta dalla novità Renzi. Molti di costoro avrebbero voluto un Pd completamente diverso, rivoltato da cima a fondo dal sindaco di Firenze e probabilmente non si accontentano del recupero del loro beniamino. Anzi, forse vivono questa fase come una Canossa, una sorta di “normalizzazione”.
Il che vuol dire che si erano identificati solo con la persona e non con il partito. Non a caso, nel comizio congiunto dei due leader a Firenze, Bersani ha insistito tanto sui rischi della personalizzazione e sull’importanza dell’elemento collettivo, cioè il partito. E su questo c’è sintonia con Renzi. In effetti, un aspetto tradizionale nella scelta post-primarie del sindaco (ma che affiorava anche prima, nella sua insistenza sul “noi”, sul “fare le cose insieme”, ecc) riguarda proprio l’enfasi sulla dimensione collettiva, e quindi sul partito.

Renzi e Bersani, la coppia ci prova. «Non gli farò fare la fine di Prodi» (Il Corriere della Sera, 2 febbraio 2013)

Il quotidiano di via Solferino è l’unico dei grandi giornali a relegare la notizia del comizio dei blues brothers all’interno del giornale senza nessun richiamo in prima (dove non manca invece una staffilata al cuore giallorosso della Capitale: “La Roma travolta dal Cagliari. È già finita l’era Zeman”).
A pag 13 Francesco Alberti fa una sintetica e anglosassone sintesi del comizio sottolineando, in onere dei poteri forti di cui il Corriere è espressione, i passaggi di Bersani al caso MPS.
L’uomo di Bettola: «Non accetteremo sul Mps prediche da chi ha cancellato il falso in bilancio, vogliamo una commissione d’inchiesta». Poi una botta a Monti («Possibile che nella sua agenda la parolina "esodati" non ci sia mai?») e una a Grillo («In Sicilia promette 1.000 euro a tutti: peggio di Lauro, che regalava la pasta… »).
Ultime righe, un po’ melanconiche ancora a sfondo calcistico: Bersani, papà protettivo parlando di Renzi: «È così giovane, io faccio un giro e mi riposo, lui ha tanta strada davanti …». Qualcuno già parla di staffetta. I vecchi ricordano quella, non felicissima, tra Rivera e Mazzola.

Il patto Bersani-Renzi per conquistare i voti moderati (La Stampa, 2 febbraio 2013)

Terza pagina del La Stampa dedicata a Renzi e Bersani. L’articolista Federico Geremicca sembra un po’ deluso dall’evento.
Un migliaio di persone nella sala e alcune centinaia rimaste fuori sotto la pioggia, solo per una sorta di pace postuma all’insegna della nostalgia? L’evento mediatico atteso da giorni - la Grande Pace tra i due competitor - è dunque tutto in questo scambio di gentilezze e cortesie?
No, naturalmente no. Le gentilezze ci sono, certo. Ma a sentirli e a vederli, lì sul palco - prima il sindaco e poi il segretario - si può apprezzare ancora meglio di quanto fosse possibile nella Guerra delle primarie, la distanza che corre tra di loro. Complementari, forse. Ma certo diversi: il presente e il futuro, azzarda qualcuno.
Quel che conta oggi, però, è il presente, cioè la campagna elettorale, le elezioni, la sfida a Berlusconi e Monti: ed è un presente che grava tutto sulle spalle di Bersani.

 

Video imperdibili

Il comizio dei Blues Brothers der PD

  • Il comizio su Youdem 85 minuti (link)

 

I veri Blues Brothers cantano "Everybody Needs Somebody to Love"

AG-Vocabolario: 

#Primarie e Social Media: la nascita nuovi modelli e la predizione del voto (Stilografico.com, 9 dicembre 2012)

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 Dopo il risultato delle Primarie del Centrosinistra la luna di miele tra i Social Media e la politica in Italia sembra già essere finita.
Il candidato con meno appeal online, stando ai parametri più quantitativi, non solo vince a man bassa (60 a 40) ma in realtà secondo i sondaggi non è mai stato in discussione.
Ora c’è chi si affretta a dire che non solo la comunicazione online non sposta voti ma si dubita che possa avere qualche presa sul “Paese reale”, a giudicare dalla fetta di elettorato considerato storicamente più evoluto dal punto di vista dell’uso delle tecnologie.
Tutto era iniziato, in Italia, col referendum su acqua e nucleare a giugno 2011, snobbato come tante altre volte dai dirigenti dei partiti e dai mass-media ma giunto al successo anche grazie al passaparola online.
L’evento aveva fatto sognare i più su come con semplici azioni di comunicazione online (la conversazione su Twitter e su Facebook, il lancio di meme virali, gli hashtag, la raccolta di fan e follower) si potesse fare politica o quantomeno influenzare gli elettori.
Evidentemente è più complicato di così, a partire dal fatto che l’Italia è spaccata decisamente in due tra chi usa la Rete con continuità e tra chi si rifiuta letteralmente di farne uso (ogni anno verso fine dicembre l’ISTAT ce ne offre una visione impietosa).
Certamente non è possibile fare un’analogia tra il nostro Paese e come viene usata la Rete per innescare cambiamenti politici nei Paesi Arabi né sull’uso evoluto per la rielezione di Obama o per l’organizzazione delle proteste di Occupy Wall Street, eppure l’esempio della crescita del movimento di Grillo da qualche anno a questa parte segnala che c’è qualcosa di più e che la presenza fisica sul territorio ha un ruolo determinante.
Queste Primarie invece hanno accarezzato l’idea che i Social Media potessero essere la nuova TV, ormai vero feticcio della cultura italiana, in grado di costruire facilmente un frame narrativo in grado di influenzare gli elettori.
La TV si è certamente attivata creando per la prima volta dei confronti in diretta, tanto seguiti quanto confusi e irrisolti, su cui si è innestata una conversazione online mai vista prima in Italia.
Emanuela Zaccone e Massimiliano Spaziani hanno analizzato da vicino la campagna online fino al primo turno delle Primarie e quello che ne viene fuori è un quadro poco correlato ai risultati delle urne.
 

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Storia minima di un blogger

Tra il 2000 e il 2001 Ezekiel inizia a leggere con gusto i primissimi blog italici (Cavedoni, Flamingpxl, La Pizia (…))
Nel 2001 crea il suo ezekiel’s blog volume1.
Scrive il suo primo post e subito dopo smette, diventando così il “primo blogger italiano ad aver abbandonato il blog”.
Come esperimento aspetta un altro anno, nel frattempo legge tutto.
All’inizio del 2002 ritorna al blog e inizia a scrivere regolarmente, diventando così “il primo blogger italiano ad essere ritornato al blog”.
Conosce molti amici, rallegra la comunità romana (e non) con i suoi simpatici brontolii depressivi e partecipa alla famosa prima “festa blogger a casa de La Pizia” (la versione in casa) che finisce con la prima bloggata comune dal vivo della storia italiana alle 5 a.m. ubriachi.
Poichè non erano ancora stati inventati i commenti (o funzionavano molto male) viaggia spesso tra Roma e Milano per andare a trovare i suoi amici blogger e scambiare 4 chiacchiere sui post.
Nel 2002 è anche “il primo blogger a cui viene offerto di scrivere un libro sul blog”, previdentemente rifiuta diventando “il primo blogger italiano ad aver rifiutato di scrivere un libro sui blog”.
Nel 2003 appena La Repubblica esce col primo articolo in cui definisce i blog “diari online” tenta di farla finita.

AG-Vocabolario: 

Ascoltare le persone: Zingaretti incontra i cittadini a Roma Garbatella (1° febbraio 2012)

Fonte: http://www.democratici-digitali.com/content/ascoltare-le-persone-zingare...

Incontro Zingaretti

Sono andato a sentire Nicola Zingaretti, presidente PD della Provincia e (probabile) candidato sindaco di Roma nelle elezioni del 2013, in un incontro pubblico promosso da alcune associazioni di cittadini di Roma.
Si tratta di una serie di riunioni, dall'evocativo titolo di "Ascoltare le persone": la prima tappa è stata nel V Municipio, in via dei Monti di Pietralata; stavolta tocca alla Garbatella il cuore rosso (e giallorosso!) de Roma.
L'incontro si è svolto in 2 parti.

Incontro Zingaretti

Parte prima: proposte, denunce, richieste

Nella prima parte dell'incontro, durata circa un'ora e mezza, semplici cittadini e rappresentanti di associazioni e categorie varie si sono alternati sul palchetto per esporre problemi e proposte e, in molti casi, richiedere l'intervento del presidente della provincia. Denunce, proposte e appelli sono stati i più vari: il comitato Tor Carbone vorrebbe poter curare autonomamente il verde pubblico del suo quartiere, una cardiologa ha denunciato il rischio che il CTO Garbatella venga smantellato, gli "occupanti" del Porto Fluviale non vogliono lasciare la caserma abbandonata in cui si sono stabiliti e che il comune ha venduto a privati, l'associazione Agape 2000 chiede un finanziamento per ristrutturare una casa famiglia …
Ancora: i problemi delle polisportive, della protezione civile "brigata Garbatella", delle associazioni "Officine fotografiche" e "Controchiave", della fondazione "Santa Lucia"  …
Appelli dagli degli indignati per la difesa dei "beni comuni", dalla associazione "Casetta Rossa" http://www.casettarossa.org/ , dagli inquilini di via Pincherle (case ex Ater), dal centro sociale la strada.
Una maestra tesse un appassionato elogio della coltivazione dell'orto nelle scuole elementari, un giovane agricoltore di Tor Marancia  fa un appello per tornare a coltivare le terre.
Infine la denuncia pubblica della morte "sospetta" di Cristian De Cupis nel carcere di Viterbo .
Alle 19.25 finalmente prende la parola Nicola Zingaretti.

Incontro Zingaretti

Continua a legger in http://www.democratici-digitali.com/content/ascoltare-le-persone-zingare...

AG-Vocabolario: 

Quanti posti di lavoro vale Internet?

(Questo articolo è stato pubblicato originariamente in www.democratici-digitali.com)

Il 10 giugno 2009 l’Interactive Advertising Bureau (IAB), l’associazione statunitense che raggruppa oltre 375 aziende di pubblicità e advertising online, ha pubblicato il rapporto "Economic Value of the Advertising-Supported Internet Ecosystem" (qui in pdf, 918 K, 69 pp.) a cura di John Deighton e John Quelch (entrambi della Harvard Business School) con l’ausilio di Hamilton Consultants, Inc.
Il rapporto contiene una serie di informazioni interessantissime sugli aspetti economici, sociali ed occupazionali di Internet negli Stati Uniti. I dati più significativi, relativi al 2007 (ripresi anche da Repubblica il 26 agosto 2009 con un articolo di Maurizio Ricci), sono:

  • in termini di occupazione, Internet negli Stati Uniti produce "direttamente" 1,2 milioni di posti di lavoro fra pubblicità, commercio, hardware e software;
  • l’indotto di Internet, sempre negli USA, porta altri 1,8 milioni di posti di lavoro;
  • in totale quindi, Internet vale (negli USA) 3 milioni di posti di lavoro pari al 2% dell’occupazione americana; il monte-salari di questi 3 milioni di posti di lavoro è di 300 miliardi di dollari  pari al 2% del PIL statunitense.

Recentemente il commissario europeo Viviane Reding ha dichiarato che anche "l'economia digitale dell'UE offre un ampio potenziale per generare forti entrate in tutti i settori, ma per trasformare questa situazione favorevole in crescita sostenibile e nuovi posti di lavoro i governi devono prendere l'iniziativa e adottare politiche coordinate per eliminare le barriere che ostacolano i nuovi servizi".

Di seguito pubblichiamo la traduzione in italiano (a cura di Agatino Grillo) dell’Executive Summary e l’indice completo (in inglese) del rapporto IAB.
In Italia IAB è rappresentata da IAB Italia.

AG-Vocabolario: 

Jacopo Gavazzoli Schettini – per un vero Partito Democratico

Agatino Grillo (AG): Dopo la sua iniziale candidatura alla segreteria del Partito Democratico lei ha successivamente deciso di ritirarsi e correre in ticket con Giorgio Gawronski come vice. Perché questa decisione?
Jacopo Gavazzoli Schettini (JGS): Non come vice. Lo sostengo perché è meglio unire le proprie liste se non sono molte. Sopratutto se di fondo abbiamo punti di contatto e un progetto comune: un'aerea nel PD di chi vuole correre e non camminare verso il cambiamento.

Pier Giorgio Gawronski: il Partito Democratico (e l’Italia) che sogno

Agatino Grillo (AG): Buongiorno Gawronski e grazie per la collaborazione. Vuole presentarsi ai lettori di questo sito? Da quali esperienze politiche e professionali proviene?

Lista Civica Nazionale: intervista a Roberto Alagna

Governo: i diritti della rete - convegno a Roma il 27 settembre 2007

(Fonte: Cnipa) Il Governo italiano, in collaborazione con le Nazioni Unite ed il Segretariato del Forum per la Governance di Internet, organizza a Roma il convegno "Dialogue Forum on Internet Rights", appuntamento internazionale per fare il punto sui diritti della rete. Il convegno si terrà nella Sala della Protomoteca, al Campidoglio di Roma, il 27 settembre alle ore 9,00.

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