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La scommessa dell’open data (Il Sole 24 Ore, 22 giugno 2014)

il-sole24ore-logo
Fonte: Il Sole 24 Ore
di Aura Bertoni
Com’è la qualità dell’aria del quartiere dove vorrei trasferirmi?
Quali sono i siti protetti dalla Soprintendenza per i beni architettonici?
Quale il tempo medio per arrivare a sentenza in Tribunale?
I dati per rispondere a queste e ad altre domande come queste fanno parte del patrimonio informativo pubblico.
L’apertura dei dati detenuti dal settore pubblico è un’opportunità in termini di trasparenza dell’andamento della pubblica amministrazione ma anche per la creazione di servizi a elevato valore aggiunto.
È opinione diffusa che l’attuazione di politiche di open data incontri molti ostacoli giuridici.
I dati pubblici rappresentano un patrimonio comune di conoscenza che è auspicabile sia messo a disposizione di tutti e il legislatore ha riconosciuto questa circostanza nel 2006 attraverso il recepimento della direttiva europea del 2003 relativa al riutilizzo della public sector information (Psi).
A dieci anni di distanza, il 26 giugno 2013, è stata adottata un’ulteriore direttiva a parziale modifica della precedente: ora l’ordinamento europeo stabilisce in modo chiaro l’obbligo per gli Stati di rendere riutilizzabili i dati pubblici a meno che il loro accesso sia limitato o escluso.
Tuttavia la nuova direttiva in sé non interviene sui regimi di accesso all’interno degli Stati, che rimangono gli unici responsabili.
I limiti alla conoscibilità dei dati rimangono sia quelli previsti dai regimi nazionali sia quelli che tutelano la riservatezza dei soggetti a cui i dati si riferiscono. Il riuso è possibile solo per quei dati che sono già resi accessibili da parte degli enti pubblici.
Benché la più recente direttiva apporti un importante miglioramento introducendo un obbligo di consentire il riuso dei dati accessibili, il diritto di riutilizzo rischia di rimanere lettera morta in caso di regimi restrittivi.
Per questo motivo, il primo aspetto su cui concentrarsi è la disciplina dell’accesso all’informazione pubblica.
Attualmente il diritto d’accesso dev’essere sempre ricollegabile a una situazione soggettiva specifica e strumentale ad acquisire la conoscenza necessaria a valutare la portata lesiva di atti o comportamenti posti in essere dall’amministrazione. Nonostante le norme vigenti facciano riferimento a un principio di «accessibilità totale», obbligando le amministrazioni a essere trasparenti, esso resta una mera affermazione di principio senza che il diritto di accesso all’informazione pubblica sia garantito a chiunque, indipendentemente da ogni specifico interesse. A questo proposito, si impone il recepimento della direttiva del 2013.
Questo rappresenta l’occasione per una riforma della disciplina del patrimonio informativo pubblico.
La disciplina dell’accesso va coordinata con la normativa sulla privacy.
Il rispetto della riservatezza degli individui rimane una condizione essenziale per legittimare le operazioni di apertura dei dati pubblici nei confronti dei cittadini. La necessaria tutela della privacy non deve trasformarsi in alibi per evitare di intraprendere operazioni di diffusione dei dati pubblici. Oltre a ciò, la criticità della privacy non deve essere sovrastimata: per la gran parte i dati pubblici non sono riconducibili a una persona identificata o identificabile, e quindi non possono essere considerati come personali.
Infine, ci sono oggi tecnologie avanzate che consentono di proteggere i dati personali senza interrompere la diffusione delle informazioni, e che possono perciò essere un altro elemento a favore dell’apertura dei dati.
È vero, l’apertura e la condivisione dei dati pubblici sono una sfida per le amministrazioni.
Tuttavia, poiché il rilascio del loro patrimonio informativo rappresenta anche una notevole opportunità, niente sarebbe peggio che rinunciarvi. Insomma, la scommessa è ancora tutta da vincere ma la posta in gioco è massima.

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Traduzione del discorso del commissario EU Viviane Reding sulle sfide della privacy

Ho tradotto in italiano, per il sito www.democratici-digitali.com,  il discorso tenuto da Viviane Reding, Commissario EU per le Telecomunicazioni ed i Media in occasione del Data Protection Day del 28 gennaio 2010, Parlamento Europeo, Bruxelles. La traduzione è disponibile anche in formato pdf e doc.

Viviane ha parlato di Social Network, protezione dei dati, RFID, SWIFT e molto altro ...

Le sfide: 

  • È necessario chiarire l’applicazione pratica di alcune regole e principi chiave (come il consenso e la trasparenza).
  • È necessario assicurare che i dati personali siano protetti indipendentemente dalla locazione del data controller.
  • È necessario promuovere le Privacy Enhancing Technologies (PETs) anche grazie all’introduzione di nuovi principi in evoluzione (quali la ‘privacy by design’).
  • Dobbiamo rafforzare le sanzioni.
  • È necessario incorporare i principi fondamentali della protezione dei dati per coprire tutte le aree di competenza EU, compresa la cooperazione di polizia e giudiziaria in materia di criminalità e le relazioni con i paesi extra EU. 

Link: traduzione in italiano

Altre traduzioni di Agatino Grillo

 

Garante Privacy: anche la voce è un dato personale

(Notizia tratta da ComplianceNet)

Il Garante per la protezione dei dati personali ha ribadito, nella sua newsletter n. 329 del 9 ottobre 2009  che anche la voce è un dato personale. Di più: il Garante ha precisato che anche suoni ed immagini costituiscono dati personali rispetto ai quali gli interessati possono far valere i diritti loro riconosciuti dalla normativa in materia di privacy.
Nella pratica ciò significa, per le aziende, che registrazioni, suoni ed immagini che si riferiscono ad un "interessato" (cioè qualsiasi persona fisica, giuridica, ente o associazione cui si riferiscono i dati personali) sono soggetti non solo alle misure di sicurezza obbligatorie per i dati personali (e nel caso tali "dati multimediali" fossero "idonei a rivelare l'origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l'adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché (…) lo stato di salute e la vita sessuale" fossero cioè anche "dati sensibili" anche alle relative misure minime di sicurezza) ma rientrano anche nel "diritto d’accesso".

Cos’è il diritto d’accesso?

La disciplina di protezione dei dati personali attribuisce a ciascun interessato il diritto di accedere ai dati personali a sé riferiti e di esercitare gli altri diritti previsti dall'art. 7 del "Codice in materia di protezione dei dati personali".

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Garante Privacy: illecito spiare gli utenti che scambiano file musicali e giochi

Con un comunicato stampa del 13 marzo 2008  il Garante per la protezione dei dati personali comunica di aver chiuso l'istruttoria avviata sul "caso Peppermint", la società discografica che aveva svolto, attraverso una società informatica svizzera (la Logistep, utilizzata anche dalla società Techland con riferimento a software relativi a giochi), un sistematico monitoraggio delle reti peer to peer (P2P).

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Privacy: come partecipare alla redazione del codice deontologico per il settore del marketing

 Il Garante per la protezione di dati personali ha annunciato la ripresa dei lavori preparatori del codice deontologico per il settore del marketing. Le associazioni che raggruppano gli operatori del settore nonché le associazioni dei consumatori sono chiamate a fornire il loro contributo in vista dell'adozione del codice che disciplinerà l'uso dei dati personali trattati per l'invio di materiale pubblicitario, vendita diretta, ricerche di mercato o comunicazione commerciale interattiva. Con un provvedimento pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 59 del 10 marzo 2008 il Garante ha invitato tutti i soggetti pubblici e privati appartenenti alle categorie interessate e che ritengano di avere titolo, in base al principio di rappresentatività, a sottoscrivere il codice a comunicare la loro adesione o a confermarla se già espressa a seguito dell'invito formulato a suo tempo dall'Autorità. Ai lavori sono stati invitati anche tutti gli altri soggetti che siano in grado di dimostrare il proprio interesse alla materia (es. associazioni di consumatori).

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Privacy: newsletter del Garante (n. 302 del 29 febbraio 2008)

Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato la newsletter n. 302 del 29 febbraio 2008. Tre i temi affrontati:

  1. No all'uso disinvolto di dati biometrici in banca
  2. Spam via fax
  3. Giornalismo: no a dettagli sanitari e dati clinici

Di seguito una sintesi della newsletter.

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Privacy: newsletter del Garante (n. 299 del 4 gennaio 2008)

Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato la newsletter n. 299 del 4 gennaio 2008. Tre i temi affrontati:

  1. Gli "spammer" rischiano il risarcimento danni
  2. Sicurezza siti archeologici e uso dei dati biometrici
  3. Tutela della privacy e informazioni commerciali

Di seguito una sintesi della newsletter.

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Privacy - il Garante chiede nuove regole per il flusso transfrontaliero di dati

Con un comunicato stampa del 6 dicembre 2007  il Garante per la protezione dei dati personali rende noto di aver segnalato a Parlamento e Governo l'esigenza di integrare la normativa italiana sulla privacy con una norma che consenta al Garante di autorizzare le società appartenenti ad uno stesso gruppo[1], e operanti in Paesi diversi, a trasferire dati personali dall'Italia sulla base delle garanzie che il gruppo stesso si vincola ad osservare una volta che e

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