Età di Ferro di J. M. Coetzee

Ogni volta che leggo un nuovo romanzo di John Maxwell Coetzee (Il maestro di Pietroburgo, Elizabeth Costello, Foe, Vergogna) ho l’impressione che per lui la scrittura sia una sorta di condanna. Come non poter smettere di bere o fumare. Immagino che si metta davanti ad un foglio bianco e qualcosa lo obblighi a mettere su carta i propri pensieri, le proprie paure, i propri desideri. Il risultato è sempre qualcosa di sofferto. Scrive molto bene John Maxwell Coetzee (non per niente premio Nobel 2003) e la sua fantasia gli permette di spaziare dai giorni nostri alla Russia di Dostojevskji all’Inghilterra di Robinson Crusoe. Ma ogni storia è come ricalcata su uno sfondo fatto di dolore, violenza, paura, desiderio represso. Al centro c’è sempre il Sudafrica paese martoriato e simbolo (il secolo scorso)  dell’ipocrisia umana che dolorosamente cerca di riscattarsi.

La storia.

Lo stesso giorno l'insegnante in pensione Elizabeth Curren apprende di avere un male incurabile ed incontra il suo angelo custode. Stretta tra questa condanna e questa nuova possibilità affronta la sua solitaria vita quotidiana nel Sudafrica degli anni 80 lacerato dalla guerra civile. Il marito è morto. La figlia è fuggita negli Stati Uniti. La fedele governante è stata risucchiata dalle rivolte delle periferie nere. Elizabeth si prepara alla morte assistita dal suo angelo che ha le vesti di un barbone. Non c’è nessuna speranza?

Scheda del libro

  • Titolo: Età di Ferro
  • Autore: John Maxwell Coetzee
  • Traduzione: Carmen Concilio
  • Editore: Einaudi, Super ET, 2006
  • Pagine e prezzo: pp. 184, euro 10
  • ISBN:  8806172115

Articoli collegati

Link

AG-Vocabolario: