Sottile, leggero ed imprevedibile il girovagare di Galip (protagonista de "Il libro nero" romanzo tra i più profondi e belli di Orhan Pamuk) in una Istanbul fantastica ed irreale. La moglie, Ruya, è scomparsa e lui la cerca tra le strade ed i ricordi. Galip cerca Ruya ma in realtà è alla ricerca di se stesso: qualcuno gli ha rubato la vita, il successo e (forse) la moglie. E Galip sa di chi si tratta: del suo "doppio": il cugino Celan, giornalista di successo anch'egli scomparso. Ma esiste veramente Celan? O è solo la maschera che Galip ha indossato per tutta la vita per sfuggire alla realtà? Un libro fatato, una Turchia così vicina e così lontana, personaggi così familiari pur nella loro diversità. "Ho impiegato cinque anni a scrivere questo libro" dice Pamuk nella post-fazione. Cinque anni spesi bene.
(dal sito Einaudi)
La prima volta che Galip vide Rüya
Rüya dormiva a pancia in giù nel buio dolce e tiepido, sotto i rilievi, le valli ombrose e le delicate colline celesti dell'azzurra trapunta a quadri che copriva completamente il letto. Dalla strada giungevano i primi rumori del mattino d'inverno: il passaggio di qualche automobile e di vecchi autobus, lo sbatacchiare sul marciapiede dei bollitori in rame che il venditore di salep condivideva con il pasticciere, il fischietto del chiama-vetture alla fermata dei dolmus¸. Tende blu scuro affievolivano la luce plumbea che filtrava nella stanza. (…)