Terzo libro che leggo di Paolo Roversi dopo "Niente baci alla francese" e "La mano sinistra del diavolo". Dico subito che stavolta non si tratta di un noir ma piuttosto di un "roman philosophique": protagonisti due amici, Carlo e Romeo, all'inizio della storia l'uno l'opposto dell'altro. A causa di un incidente Carlo sviene e quando rinviene crede di essere Charles Bukowski il grande scrittore. Seguono vicissitudini varie lungo il corso di vari anni fino ad arrivare ai nostri giorni: da un lato assistiamo alla trasformazione di Carlo e Romeo (fino alla sorpresa finale) dall'altra all'evoluzione (involuzione?) del nostro paese. Un romanzo filosofico, ho detto, quindi un romanzo a tesi, anzi di più: un romanzo apertamente politico. Però la lettura fila liscia e Roversi si conferma gran narratore. Da leggere (e da rifletterci sopra...)
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