L’arte di correre di Haruki Murakami

Diciamolo subito: non è un romanzo ma (forse) il diario di alcune giornate della vita di Haruki Murakami tra il 2005 ed il 2006. Perché forse? Perché quando si ha a che fare con uno scrittore (ed in special modo con uno scrittore fantastico come Haruki Murakami) come si fa a essere sicuri di quel che è realtà (cioè biografia) e quel che è fantasia? Cioè lui dichiara che si tratta del suo diario: ma parla lui (come essere reale) o parla lo scrittore che è in lui?
Quando ho finito di leggere questo libro (diario?) ho pensato: spero sia finzione. Preferisco che Haruki continui a vivere nella fantasia. Per esempio: nel libro sostiene di aver corso la maratona di Maratona (cioè proprio quella in Grecia che ha dato nome ed origine alla maratona moderna); sostiene pure di aver corso una ultramaratona (cioè una maratona di 100 km che è durata 11 ore). Anche se fosse vero: non sarebbe più bello se fosse solo fantasia?

Il titolo

Il titolo (nella versione italiana) sembra suggerire che si tratti di un saggio sulla corsa; in un certo senso è vero ma solo nel senso che per scrivere Haruki Murakami ha bisogno anche di correre. Nella versione originale (vedi sotto) il titolo richiama invece Di cosa parlo quando parlo di amore un libro di Raymond Carver.

Le frasi più belle

  • La cosa che mi rendeva maggiormente felice, nella mia nuova vita di scrittore professionista, era la possibilità di andare a letto presto e alzarmi di buon mattino.
  • Ciò che penso, semplicemente, è che, una volta usciti dalla prima giovinezza, nella vita è necessario stabilire delle priorità.
  • Nella giornata, ognuno di noi ha un fascia oraria in cui rende di più; nel mio caso, è nelle prime ore del mattino che riesco a mettere in campo tutta la mia energia e portare avanti una gran quantità di lavoro.
  • Forse parrà assurdo che io dica adesso una cosa del genere, ma Il grande Gatsby è veramente un prodigio. Per quanto lo legga e lo rilegga, non me ne stufo mai.
  • Il titolo giapponese di questo libro riprende quello di una raccolta di racconti di Raymond Carver, lo scrittore che io amo tanto: Di cosa parlo quando parlo di amore.

Scheda del libro

  • Titolo: L'arte di correre
  • Autore: Murakami Haruki
  • Anno: 2009
  • Editore: Einaudi - Frontiere
  • Pagine: 62
  • Euro: 18,00
  • ISBN: 9788806199517
  • Traduzione: Antonietta Pastore

La trama tratta dal sito Einaudi

Quando, nel 1981, Murakami chiuse Peter Cat, il jazz bar che aveva gestito nei precedenti sette anni, per dedicarsi solo alla scrittura, ritenne che fosse anche giunto il momento di cambiare radicalmente abitudini di vita: decise di smettere di fumare sessanta sigarette al giorno, e - poiché scrivere è notoriamente un lavoro sedentario e Murakami per natura tenderebbe verso una certa pinguedine - di mettersi a correre. Da allora, di solito scrive quattro ore al mattino, poi il pomeriggio corre dieci o più chilometri.
Qualche anno più tardi, su invito di una rivista, si recò in Grecia dove per la prima volta percorse tutto il tragitto classico della maratona. L'esperienza lo convinse: da allora ha partecipato a ventiquattro di queste competizioni, ma anche a una ultramaratona - che si corre su un percorso di cento chilometri - e a diverse gare di triathlon.
Scritto nell'arco di tre anni, L'arte di correre è una intensa riflessione sulle motivazioni che ancora oggi spingono l'ormai sessantenne Murakami a sottoporsi a questa intensa attività fisica che assume il valore di una vera e propria strategia di sopravvivenza. Perché scrivere - sostiene Murakami - è un'attività pericolosa, una perenne lotta con i lati oscuri del proprio essere ed è indispensabile eliminare le tossine che, nell'atto creativo, si determinano nell'animo di uno scrittore. Al tempo stesso, questo insolito libro propone però anche illuminanti squarci sulla corsa in sé, sulle fatiche che essa comporta, sui momenti di debolezza e di esaltazione che chiunque abbia partecipato a una maratona (e a maggior ragione a una ultramaratona) avrà indubbiamente provato.

Come inizia

Prefazione (tratto dal sito Einaudi qui in pdf)

Una sofferenza opzionale

La regola vuole che un vero gentiluomo non parli delle  sue ex fidanzate, né delle tasse che paga. No, tutto falso.  Scusatemi, me lo sono inventato in questo momento.  Ma se questa regola esistesse, forse imporrebbe anche di  «non parlare di ciò che si fa per mantenersi in buona salute ». Perché un vero gentiluomo difficilmente in una conversazione  si dilungherebbe su un argomento del genere.
Per lo meno a mio parere.

Io però, come tutti sanno, non sono un gentiluomo,  quindi del galateo me ne infischio. Tuttavia – perdonate  se ho l’aria di giustificarmi – provo un leggero imbarazzo  a scrivere questo libro, benché non si tratti di un manuale  di igiene fisico-mentale, ma di un testo sulla corsa a piedi.
Non ho alcuna intenzione di lanciarmi in esortazioni  edificanti – forza, manteniamoci in forma correndo ogni  giorno qualche chilometro! – no, voglio soltanto fare alcune  riflessioni, o forse un soliloquio, su ciò che ha significato  per me, per la mia persona, praticare la corsa per  tutto questo tempo.

Somerset Maugham ha scritto che anche nell’atto di farsi  la barba c’è una filosofia. Il che significa forse che, per  quanto banale sia un’azione, se ripetuta spesso ingenera una  sorta di intuizione estetica. Concordo dal profondo del cuore  con l’idea di Maugham, quindi può darsi che, annotando  le mie personali e modeste riflessioni sulla corsa, io non  sia sulla strada sbagliata, tanto come scrittore quanto come  corridore. Forse ho un carattere complicato, ma se non metto le cose nero su bianco non riesco a pensare, e per riflettere  sul significato che ha per me la corsa a piedi, ho dovuto  rimboccarmi le maniche e buttar giù quanto segue.

Una volta, a Parigi, sdraiato nella mia stanza d’albergo,  per puro caso ho letto sull’«International Herald Tribune » un articolo dedicato alle maratone internazionali,  corredato di interviste a concorrenti famosi. Una delle domande  era: «Che genere di mantra recita mentalmente per  farsi coraggio durante la corsa?» Interessante questione.  Era straordinario su quante cose riflettessero tutte quelle  persone correndo per 42,195 chilometri. Già solo questa  scoperta mostra quanto sia ardua una competizione sportiva  come la maratona. Se non ti reciti di continuo un man- tra, non ce la farai mai.

Copyright Einaudi

(segue su dal sito Einaudi qui in pdf)

Link

"Correndo con Murakami", articolo tratto dal p.56 di Repubblica del 26 settembre 2009 (tratto dal sito http://www.harukimurakami.it/text/articolo04.htm )
Nota: immagini tif che contengono la prefazione e parte del primo capitolo del libro di Murakami "L'arte di correre"

Gli altri libri di Haruki Murakami in questo sito

 

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