La scopa del sistema di David Foster Wallace

"La scopa del sistema" è stato scritto da David Foster Wallace nel 1987 quindi in parallelo ai racconti di "Questa è l'acqua ". Definito il "romanzo wittgensteiano  di Wallace.

Trama

Lenore Beadsman, ricca, ricchissima, odia la famiglia, un incredibile coacervo di casi umani e disperati, c’è solo al bisnonna, Lenore anch’ella, ora ricoverata in una casa di cura ma negli anni '20 allieva di Ludwig Wittgenstein a Cambridge, ora scomparsa (la bisnonna intendo) e Lenore (la bisnipote intendo) la cerca ma nel frattempo deve decidere sul suo rapporto con l’ambiguo, infido, geloso, innamorato, patetico innamorato Rick Vigorous, Rick che è anche il suo capo, che desidera Lenore ma non può possederla, Rick (intendo) che nasconde desideri inconfessabili, e difende la sua Lenore da pazzoidi, insani, stupide colleghe ma che la spinge verso la fuga o la libertà o la perdizione.

Scheda del libro

  • Autore: David Foster Wallace
  • Titolo: La scopa del sistema
  • Anno di pubblicazione in Italia: 2008
  • Editore: Einaudi, Stile libero Big
  • Pagine: XIV - 558
  • Prezzo: 19,50 euro
  • ISBN 9788806181048
  • Prefazione di Stefano Bartezzaghi 

Incipit (da Wikiquote)

Molte ragazze davvero belle hanno dei piedi davvero brutti, e Mindy Metalman non fa eccezione, pensa Lenore, all'improvviso. Sono piatti e lunghi, con le dita strombate e i mignoli afflitti da bottoni di una callosità giallognola che riappare a mo' di battiscopa lungo i calcagni, e sul dosso dei piedi sbucano peluzzi neri arricciati, e lo smalto rosso è screpolato e si scrosta a boccoli per quant'è vecchio, mostrando qua e là striature bianchicce. Lenore se ne accorge solo perché Mindy si è chinata in avanti sulla sedia accanto al minifrigo per staccare dalle unghie dei piedi appunto un paio di fiocchi di smalto; i lembi dell'accappatoio si dischiudono su un generoso scorcio di scollatura, decisamente più sostanziosa di quella di Lenore, e lo spesso asciugamano bianco che cinge la chioma zuppa e shampizzata di Mindy si è allentato e una ciocca di capelli scuri è sgusciata tra le pieghe e scende leggiadra incorniciandole la guancia fin sul mento.

Le frasi più belle

  • Sono pazzamente geloso. Lenore ha una caratteristica che attira gli uomini. Non è una caratteristica normale, o una caratteristica che possa essere spiegata. «...» disse, sperando così di spiegarla. «Vulnerabilità» è ovviamente una parola sbagliata. «Esuberanza» non basta. Entrambe le suddette parole significano, e perciò falliscono. Lenore ha la caratteristica di una specie di gioco. Ecco. Il che, significando quasi niente, potrebbe funzionare. Lenore ti invita tacitamente a giocare un gioco che consiste di oscuri tentativi di scoprire le regole del gioco stesso. Che ve ne pare? Le regole del gioco sono Lenore, e giocare significa essere giocati. Scopri le regole del mio gioco, ride lei, ridendo con o di te.
  • Comunque sia, a Cambridge ha studiato lettere  classiche e filosofia e chissà cos’altro con un professore che era a specie di genio pazzoide e si chiamava Wittgenstein ed era convinto che tutto sia parole. Sul serio. Non ti parte la macchina? E un problema di linguaggio. Sei incapace di amare? Sono le spire del linguaggio. Hai il raffreddore? Semplice: costipazione di sedimenti linguistici. A mio parere la cosa puzza enormemente di stronzata, ma evidentemente la Lenore Beadsman vecchia c’era cascata in pieno, e ha avuto settanta e passa anni per far macerare e fermentare l’infusione con cui adesso imbocca settimanalmente Lenore.
  • LENORE Mettiamo che Nonna mi abbia detto in maniera parecchio convincente che tutto ciò che davvero esiste della mia vita è limitato a quello che se ne può raccontare.

Il titolo

Con me usò la scopa, però ti parlo di quando avevo tipo otto anni, o dodici, chi se lo ricorda, e Lenore mi fece sedere in cucina e prese una scopa e si mise a scopare furiosamente il pavimento, e poi mi chiese quale fosse secondo me la parte più fondamentale della scopa, la più cruciale, se il manico o la chioma. Il manico o la chioma. E io non sapevo cosa rispondere, e lei si mise a scopare ancor più violentemente, e io cominciai a innervosirmi, e finalmente dissi che secondo me era la chioma, perché senza manico si può scopare lo stesso, basta tenere in mano l’affare con la chioma, mentre scopare solo col manico è impossibile, e a quel punto lei mi agguantò e mi scaraventò giù dalla sedia e mi gridò qualcosa cosa tipo: «Già, perché a te la scopa serve per scopare, no? Ecco a cosa ti serve la scopa, eh?» e roba del genere. E gridò che se invece la scopa ci serviva per spaccare una finestra allora la parte fondamentale era chiaramente il manico, e passò a dimostrano spaccando la finestra della cucina, cosa che fece accorrere i domestici, terrorizzati; ma che se appunto la scopa ci serviva per scopare, tipo per esempio i vetri rotti della finestra, e dai che scopava, allora l’essenza della cosa era la chioma.

Il miglior commento (tratto da http://www.anobii.com/miic/books)

A pagina 100 pensi: che genio assoluto
A pagina 200 pensi: che genio assoluto, quante linee di trama, quanti personaggi!
A pagina 300 pensi: che genio assoluto, quante linee di trama, quanti personaggi, ma dove vuole arrivare?
A pagina 400 pensi: che genio assoluto, ma per pietà: BASTA
E però di pagine ce ne sono ancora altre 200, e tutte le linee di trama, tutti i personaggi non approdano - programmaticamente - a niente.
Mi dispiace, ma neanche questo DFW mi è andato giù.

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