L'ottava vibrazione è un romanzo noir di Carlo Lucarelli ambientato a Massaua, in Eritrea, nel 1896. Massua, occupata dalle truppe coloniali italiane, è un crocevia di soldati, avventurieri ed idealisti. Siamo a pochi giorni dalla battaglia di Adua dove gli italiani saranno pesantemente sconfitti dagli abissini di Menelik e dovranno dire addio alle proprie ambizioni colonialistiche sul corno d'Africa me nelle pagine di Lucarelli troviamo invece la descrizione di un piccolo mondo italiano ignaro della tragedia che sta per abbattersi e preso nelle sue stupide manie di futura potenza coloniale. Ma il romanzo è soprattutto un giallo anzi contiene ben due noir: c'è un carabiniere in incognito che insegue, dall'Italia all'Africa, un assassino e c'è una coppia di amanti che travolti dalla passione e dagli interessi vuole uccidere il marito di lei. Intorno a queste due storie principali si affolla un gran numero di personaggi (l'anarchico arruolato per forza, il contadino soldato che sogna solo di tornare alla terra, i funzionari governativi corrotti, le mogli degli ufficiali intente solo a far passare il tempo spettegolando) che ben descrive la farsa dell'italietta di fine ottocento ahimè molto simile all'Italia di oggi e di sempre: corruzione, scandali, situazione politica instabile che spinge il governo a velletarie imprese africane per distrarre l'opinione pubblica dagli scandali nazionali.Proprio un bel romanzo. Bravo Lucarelli!
"[...] Questa è la terra dell'ottava vibrazione
dell'arcobaleno: il Nero.
È il lato oscuro della luna,
portato alla luce.
Ultimo colpo di pennello nel dipinto di Dio."
(tratto da Wikiquote)
Tutte le volte che si allentava il nodo della cravatta, il signor Cappa batteva l'unghia del pollice contro la superficie inamidata del colletto. Agganciava il nodo con l'indice, tirava pano verso il basso e poi, sempre, un piccolo colpo con la punta del pollice sulla cellulosa irrigidita, un piccolo colpo secco, all'indietro, come per lanciare una biglia, tutte le volte. Non serviva a niente, non aveva significato, e se anche gli avessero chiesto il motivo per cui lo faceva lui non avrebbe saputo cosa rispondere, perché non si era mai accorto nemmeno di farlo (altre pagine del primo capitolo su WUZ)