Nel segno della pecora di Murakami Haruki

"Nel segno della pecora"  è un romanzo del 1982 di Murakami Haruki pubblicato in Italia nel 2010 da Einaudi (anche se in verità esiste una prima versione introvabile del 1992 pubblicata da Longanesi e tradotta dall’inglese). Il romanzo viene considerato l’esordio letterario di Murakami Haruki ed una sorta di prologo a Dance-Dance.
Si tratta di una sorta di thriller metafisico scritto nel linguaggio fluido e quotidiano tipico di Murakami. La storia, come sempre, è narrata in prima persona. Nessun personaggio ha un nome (tranne un gatto a cui ad un certo punto viene dato il nome di "Sardina").
Il protagonista è il solito alter ego del romanziere giapponese: giovane creativo (qui fa il pubblicitario) abbandonato dalla moglie che lo trova "noioso", innamorato di una call-girl (oggi si dice escort) con poteri paranormali ed "orecchie bellissime". Il protagonista parte alla ricerca di una pecora con una macchia marrone sulla schiena che compare in una foto pubblicata dalla sua agenzia. La ricerca lo porterà ai confini del mondo, in una terra di nessuno, dove incontrerà l’uomo-pecora, un disertore della II guerra mondiale, che vive come un ovino e che lo aiuterà a scoprire la verità.

Molto bello.

Scheda del libro

  • Titolo: Nel segno della pecora ("Sotto il segno della pecora" nell'edizione del 1992)
  • Autore: Murakami Haruki
  • Editore: Einaudi
  • ISBN:9788806193362.

Incipit

Per puro caso, un mio amico venne a sapere dal giornale che lei era morta e mi chiamò per dirmelo. Mi lesse lentamente al telefono il trafiletto uscito sull’edizione del mattino. Niente di eccezionale, come articolo. Doveva averlo scritto un cronista alle prime armi, uno appena laureato che voleva farsi un po’ la mano.

Frasi tratte dal romanzo (tratte da http://www.harukimurakami.it/text/frasi01.htm)

Erano i giorni dei Doors, degli Stones, dei Byrs, dei Deep Purple e dei Moody Blues. C'era un'atmosfera viva, sebbene tutto sembrasse già appollaiato sull'orlo del precipizio in attesa di una spinta.

Allora avevo ventun anni, quasi ventidue. nessuna prospettiva di laurearmi in fretta, ma ancora nessuna ragione per mollare. Intrappolato nel più ambiguo e deprimente dei paesaggi. Così mi sentivo da mesi, incapace di muovere un passo in una nuova direzione, qualche fosse. Il mondo continuava a girare: soltanto io restavo fermo.

"Da qui a Sapporo è un'ora di volo [...] Il vantaggio è solo che ci metti meno tempo. In treno ci vogliono dodici ore".
"E il tempo che ci guadagni dove va a finire?"
Imitando il suo esempio, lasciai lì i gamberetti a metà e ordinai due caffè "Il tempo che ci guadagni?"
"Hai detto che in aereo risparmi dieci ore. Allora, dove vanno a finire?"
"Ma il tempo non va da nessuna parte. si accumula e basta. possiamo impiegare quelle dieci ore per fare quello che ci pare, a Tokyo o a Sapporo. sarebbero l'equivalente di quattro film, di due cene o di un sacco di altre cose, capisci?"
"E se non avessi voglia nè di andare al cinema, nè di andare a mangiare?""
"Questo è affar tuo, che c'entra il tempo?"

Trascorsi i due giorni successivi incollato al telefono. Il giorno dell'annuncio ricevetti tre chiamate. Una da parte di un signore del posto.
"che cos'è questo Ratto?"
"E' il soprannome di un amico" risposi. Riappese soddisfatto. Un'altra fu uno scherzo telefonico.
"Squit, squit, squit", fece una vocina dall'altra parte del filo "squit, squit". Riappesi. Le città sono posti veramente strani.La terza era di una signora con una voce acuta e sottile.
"Mi chiamano tutti ratto" disse.
Effettivamente sembrava quasi di sentirci dentro le vibrazioni dei fili del telefono.
"La ringrazio per essersi presa il disturbo di chiamare. Ma il ratto che cerco io è un uomo."
"Lo immaginavo. Comunque visto che anch'io faccio parte della specie ho pensato che sarebbe stato carino telefonarle."
"grazie, grazie davvero" ripetei.

"La verità è che ormai stiamo morendo. Finché ci resterà la ferrovia terremo duro, ma una volta andata quella, sarà veramente la morte per noi. Una città che muore è una strana cosa, sa? Una persona, posso capirlo, ma un'intera città che muore..."
"E che cosa accadrebbe, se la città morisse?"
"Che cosa accadrebbe? Nessuno lo sa. E credo che scapperebbero tutti un attimo prima, perché nessuno ci tiene a scoprirlo. Se la popolazione scende sotto le mille anime - il che è più che possibile - non ci sarà niente da fare, tutto finirà per esaurirsi"

Bella situazione: perso chissà dove e senza l'ombra di un indizio. Ogni volta che mi era sembrato di compiere un passo fondamentale, in realtà mi trovavo ancora a chilometri dalla vera meta. Certo, probabilmente, si poteva dire lo stesso di tutta la mia vita, e in quel senso non avevo nessuno con cui andarmi a lamentare. Ma questo li autorizzava forse a trattarmi così? Ero stato usato, strapazzato e strizzato come uno straccio per pavimenti.

"Così è tutto finito" disse il Professore delle Pecore. "Tutto finito".
"Finito e concluso"
"Immagino che dovrei ringraziarla"
"Bè ora che ho praticamente perso tutto quello che avevo.."
"No, non è vero" Il Professore scosse la testa. "Le resta sempre la sua vita"
"Se lo dice lei"
Mentre uscivo dalla stanza, il Professore si accasciò a faccia in giù sulla scrivania e prese a singhiozzare. Lo avevo derubato della sua ossessione, del suo chiodo fisso, ma se avevo fatto bene o no, non lo sapevo proprio.
Se lo vogliamo e’ in nostro potere scegliere di vagare senza meta per il continente dell’arbitrario, privi di radici come un seme alato sospinto da un’avventurosa brezza di primavera.
tuttavia possiamo, al tempo stesso, negare che esista una cosa chiamata coincidenza. Ciò che e’ fatto e’ fatto, così come ciò che deve succedere deve ancora succedere, non v’e’ dubbio, e via di seguito.
In altre parole, schiacciati a mo’ di sandwich fra il tutto alle nostre spalle e lo zero che ci si spalanca di fronte, la nostra e’ una vita effimera in cui non esistono ne’ coincidenze ne’ possibilità.
Nella pratica, comunque, le distinzioni fra le due interpretazioni si riducono a un’inezia:uno stato di fatto non dissimile dall’ attribuire al medesimo cibo due nomi differenti.
 

Letture consigliate (in questo sito)

Anobii

AG-Vocabolario: