Patrimonio, di Philip Roth

Pluridecorato in America (Premio Pulitzer, National Book Award, PEN/Faulkner Award, National Book Critics Circle Award) e candidato al Nobel da decenni, Philip Roth è sicuramente uno dei maggiori scrittori di lingua inglese viventi. È anche uno dei miei autori preferiti pur se da tempo non leggevo uno dei suoi romanzi. Lo conobbi vent’anni fa ai tempi de "Il lamento di Portnoy" (un capolavoro) e negli anni che seguirono lessi tutti i suoi libri tra cui il poco noto "Lasciarsi andare" (che invece mi fece una impressione notevolissima) ed il troppo blasonato "Il grande romanzo americano" (che invece mi lasciò freddo). Negli ultimi anni sembrava scomparso per poi ritornare in auge con la "Macchia umana" (molto bello) da cui fu tratto un film. Questo romanzo è in realtà (come indica il sottotitolo) la cronaca di una "storia vera": gli ultimi mesi di vita del padre di Philip Roth. La copertina stessa del libro (almeno nell’edizione italiana di Einaudi) riproduce una foto della fine degli anni 30 in cui sono presenti, uno davanti all’altro, lo stesso Philip Roth (all’epoca seienne), il fratello maggiore ed il padre protagonista della storia. Dico subito che il romanzo, nonostante il tema, è molto bello ed il tono non è assolutamente triste. Piuttosto si respira un’atmosfera di rammarico e nostalgia. Alcune pagine sono ironiche a volte anche spiritose. Fanno capolino a tratti alcuni personaggi (forse inventati) che sembrano tipici della scrittura e della fantasia di Roth (uno su tutti: l’aspirante scrittore pornografo reduce dai campi di concentramento nazisti). Un libro che predispone ai ricordi ed al desiderio verso chi non c’è più. Grande scrittura.

Scheda del libro

  • Titolo: Patrimonio, una storia vera
  • Titolo originario: Patrimoni. A True Story
  • Autore: Philip Roth
  • Traduzione: Vincenzo Mantovani
  • Anno: 2007
  • Editore: Supercoralli, Einaudi
  • Pagine: 192
  • Euro: 16,5
  • ISBN: 9788806190804

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