Il lavoro al tempo del web - Intervista a Massimo Chiriatti (24 novembre 2014)

(This post is part of a serie on GDG Rome DevFest 2014)

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Agatino Grillo: Ciao Massimo. Vuoi presentarti?

Massimo Chiriatti: Ciao a tutti. Sono un tecnologo, studioso dell’economa digitale e blogger de Il Sole 24 Ore. Ho una laurea in Scienze Politiche e ho conseguito un Master in Governo dei Sistemi Informativi. Mi occupo in particolare delle aree di intersezione tra la tecnologia e l’economia digitale con particolare attenzione alle possibili conseguenze a livello sociale ed occupazionale.
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Agatino Grillo: Cosa ci facevi alla Google DevFest di Roma dello scorso 8 novembre 2014?

Massimo Chiriatti: Gli amici di Google Developer mi hanno invitato a partecipare come speaker alla conferenza iniziale nella quale diversi relatori hanno portato la loro testimonianza sui cambiamenti che le nuove tecnologie stanno portando nei rispettivi campi di competenza.

Agatino Grillo: Hai intitolato il tuo intervento (qui in pdf, 14 slide, 790 K), dedicato al mondo del lavoro, “Work games”; un omaggio al film “War Games”  e contemporaneamente una chiara indicazione che sempre più anche nel lavoro c’è una forte competizione tra uomini e macchine?

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Massimo Chiriatti: Nel mio intervento sono partito dalla semplice constatazione che sempre più le macchine e i software evoluti permettono di sostituire attività lavorative precedentemente gestibili solo da esseri umani. Si è cominciato con l’automazione dei lavori a forte manualità e ripetibilità (agricoltura e catene di montaggio nell’impresa manifatturiera) per passare all’informatizzazione di lavori a forte contenuto informativo (vendita biglietti e check-in, negozi anche fisici virtualizzati e automatizzati, banche e assicurazioni che offrono sempre più servizi solo online) fino alla situazione odierna in cui la nuova frontiera è quella delle macchine dotate di capacità previsionali sulla base dei dati accumulati (logica abduttiva cioè software capaci di fare diagnosi a partire dai sintomi). Le mie conclusioni, un po’ provocatorie, sono che non conviene lavorare contro le macchine, piuttosto dobbiamo lavorare con loro per moltiplicare insieme l’output e quindi il benessere (da dividere più equamente).

Agatino Grillo: Cosa significa?

Massimo Chiriatti: Dato che le tecnologie sono sempre più sofisticate e meno costose le imprese ovviamente cercano di sostituire il lavoro umano dovunque sia possibile con il lavoro delle macchine; ad oggi le aree in cui ciò non è ancora possibile riguardano i lavori creativi e i lavori dove l’empatia con gli altri esseri umani gioca ancora un ruolo fondamentale. Così diventa fondamentale essere innovativi, saper comunicare, saper lavorare in team. Detto in altre parole: la classe lavoratrice “media” scompare perché siamo in un sistema che va verso attività particolari, che cambiano in fretta e non richiede persone “tuttofare” ma talenti specializzati. La Rete ci offre però la possibilità di “metterci in vista” ed essere individuati dalle aziende alla ricerca delle nostre capacità. Attenzione però: il web permette a tutti di mettersi in mostra e pertanto esaspera la competizione.

Agatino Grillo: Dunque?

Massimo Chiriatti: Prima chi cercava lavora passava in rassegna gli annunci, ora è un algoritmo che cerca la parola chiave. E non è la stessa cosa. È una conseguenza logica di anni passati ad inserire i nostri CV nei database online, così che adesso siamo all’interno di una matrice di dati. Quando ci sarà l’incrocio di domanda e offerta, un match, sarà il lavoro a cercarci, e si paleserà con una notifica sullo smartphone.

Agatino Grillo: Non c’è il rischio di un individualismo professionale troppo spinto? E l’Italia è pronta a queste sfide o rischiamo di trovarci sempre più alla periferia dell’impero delle grandi corporation?

Massimo Chiriatti: Deve essere chiaro che il mondo cambia nonostante i nostri timori. I fatti sono questi: le grandi imprese aumentano di numero, decentralizzano e hanno vita più breve. Dal 1988 al 2007 sono raddoppiate, siamo passati da 25 a 50 milioni di imprese nel mondo, anche questi sono i benefici della globalizzazione, spesso trascurati, perché non si creano nel nostro territorio. I fattori chiave di tale dinamica sono il calo dei costi sia del trasporto dei beni e delle informazioni, sia dell’elaborazione e della memorizzazione. Detto in altri termini: i capitali si sono sempre mossi verso la più alta remunerazione e oggi vanno dove ci sono le intelligenze migliori, non dove il lavoro costa meno o in un territorio delimitato. Siamo erroneamente rimasti ancorati all’idea che le imprese abbiamo vite secolari ma non è più così: le più grandi imprese sono quelle nate circa dieci anni fa; di questo passo immaginiamo cosa – e soprattutto chi- farà nascere le imprese nel prossimo decennio. Adesso i capitali - e le tecnologie - vanno incontro anche a una singola impresa, fatta anche da una sola persona molto talentuosa.

Agatino Grillo: Grazie Massimo e buon lavoro

Massimo Chiriatti: Grazie a tutti

Le slide della presentazione di Massimo al Google DevFest 2014 di Roma

  • Massimo Chiriatti, “Work Games”, Google DevFest 2014, Roma , 8 novembre 2014 (pdf, 14 slide, 790 K)

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