Arriva un momento nella vita in cui si capisce che quel che si sognava non si avvererà. Che le persone, nella maggior parte dei casi, parlano solo per frasi fatte e per riempire il silenzio. Che tutto si regge sull’imperfezione, sugli errori continui, sugli equivoci. E che le poche persone intelligenti, quelle che non parlano per frasi fatte, non hanno nessun interesse per te. È il momento in cui si diventa adulti (ed un po’ più cinici). È l’ultima settimana del luglio 2003: James ha 18 anni, vive a New York e deve decidere se iscriversi all’università o invece seguire le sue passioni. Il romanzo è una sorta de "Il giovane Holden" ai tempi del web (2.0), romanzo con cui Peter Cameron, che già con il suo "Quella sera dorata" mi aveva già commosso, si conferma grande autore. Anche in questo libro si parla d’amore: amori non confessati o inconfessabili (quello di James), amori sbandierati e fallimentari (la madre di James abbandonata dal terzo marito a pagina 2), amori condivisi (nel senso di menage a trois: la sorella di James). Si parla di Internet. Si parla della difficoltà di apparire normali o comuni o ovvi per chi ovvio e comune non è e non ha ancora capito che deve mascherare la sua diversità se vuole sopravvivere. Si parla di genitori distratti, di vecchi case del Midwest (come nel precedente romanzo ritorna il mito del Kansas) e si parla dell’11 settembre (2001). Tanta carne al fuoco ma cucinata con leggerezza. Proprio bravo questo Cameron.
PS: Di Cameron sono disponibili in italiano due romanzi: "Un giorno questo dolore ti sarà utile" e "Quella sera dorata" entrambi editi da Adelphi. Narra la leggenda però che sia stata pubblicata,da Rizzoli nel 1987, anche una antologia di racconti dal titolo "In un modo o nell’altro" . Mi metterò alla ricerca di tale libro scomparso…