#Primarie e Social Media: la nascita nuovi modelli e la predizione del voto (Stilografico.com, 9 dicembre 2012)

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 Dopo il risultato delle Primarie del Centrosinistra la luna di miele tra i Social Media e la politica in Italia sembra già essere finita.
Il candidato con meno appeal online, stando ai parametri più quantitativi, non solo vince a man bassa (60 a 40) ma in realtà secondo i sondaggi non è mai stato in discussione.
Ora c’è chi si affretta a dire che non solo la comunicazione online non sposta voti ma si dubita che possa avere qualche presa sul “Paese reale”, a giudicare dalla fetta di elettorato considerato storicamente più evoluto dal punto di vista dell’uso delle tecnologie.
Tutto era iniziato, in Italia, col referendum su acqua e nucleare a giugno 2011, snobbato come tante altre volte dai dirigenti dei partiti e dai mass-media ma giunto al successo anche grazie al passaparola online.
L’evento aveva fatto sognare i più su come con semplici azioni di comunicazione online (la conversazione su Twitter e su Facebook, il lancio di meme virali, gli hashtag, la raccolta di fan e follower) si potesse fare politica o quantomeno influenzare gli elettori.
Evidentemente è più complicato di così, a partire dal fatto che l’Italia è spaccata decisamente in due tra chi usa la Rete con continuità e tra chi si rifiuta letteralmente di farne uso (ogni anno verso fine dicembre l’ISTAT ce ne offre una visione impietosa).
Certamente non è possibile fare un’analogia tra il nostro Paese e come viene usata la Rete per innescare cambiamenti politici nei Paesi Arabi né sull’uso evoluto per la rielezione di Obama o per l’organizzazione delle proteste di Occupy Wall Street, eppure l’esempio della crescita del movimento di Grillo da qualche anno a questa parte segnala che c’è qualcosa di più e che la presenza fisica sul territorio ha un ruolo determinante.
Queste Primarie invece hanno accarezzato l’idea che i Social Media potessero essere la nuova TV, ormai vero feticcio della cultura italiana, in grado di costruire facilmente un frame narrativo in grado di influenzare gli elettori.
La TV si è certamente attivata creando per la prima volta dei confronti in diretta, tanto seguiti quanto confusi e irrisolti, su cui si è innestata una conversazione online mai vista prima in Italia.
Emanuela Zaccone e Massimiliano Spaziani hanno analizzato da vicino la campagna online fino al primo turno delle Primarie e quello che ne viene fuori è un quadro poco correlato ai risultati delle urne.
 

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Storia minima di un blogger

Tra il 2000 e il 2001 Ezekiel inizia a leggere con gusto i primissimi blog italici (Cavedoni, Flamingpxl, La Pizia (…))
Nel 2001 crea il suo ezekiel’s blog volume1.
Scrive il suo primo post e subito dopo smette, diventando così il “primo blogger italiano ad aver abbandonato il blog”.
Come esperimento aspetta un altro anno, nel frattempo legge tutto.
All’inizio del 2002 ritorna al blog e inizia a scrivere regolarmente, diventando così “il primo blogger italiano ad essere ritornato al blog”.
Conosce molti amici, rallegra la comunità romana (e non) con i suoi simpatici brontolii depressivi e partecipa alla famosa prima “festa blogger a casa de La Pizia” (la versione in casa) che finisce con la prima bloggata comune dal vivo della storia italiana alle 5 a.m. ubriachi.
Poichè non erano ancora stati inventati i commenti (o funzionavano molto male) viaggia spesso tra Roma e Milano per andare a trovare i suoi amici blogger e scambiare 4 chiacchiere sui post.
Nel 2002 è anche “il primo blogger a cui viene offerto di scrivere un libro sul blog”, previdentemente rifiuta diventando “il primo blogger italiano ad aver rifiutato di scrivere un libro sui blog”.
Nel 2003 appena La Repubblica esce col primo articolo in cui definisce i blog “diari online” tenta di farla finita.

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