Scrittori che amano scrittori: “Stoner” di John Williams (3 settembre 2013)

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(immagine tratta da Fazi Editore)

Stoner: passano gli anni e lui ha una moglie così così, un’amante così così, una carriera così così. È per noi che esiste l'università, per i diseredati del mondo

Secondo Ian McEwan, su Repubblica del 10 agosto 2013, «“Stoner” di Williams tocca la verità: come la grande letteratura» .
Secondo Irene Bignardi, Repubblica dell’11 marzo 2012, “Stoner” è il singolare racconto di una “vita fallita” che ci mette a disagio ma che non si dimentica   (e nella sua recensione vi è un ardito parallelo proprio tra Williams e McEwan).
Anche Tommaso Pincio  (audio)elogia questo romanzo su RadioCapital.
Insomma è proprio “StonerMania” (Repubblica 10 agosto 2013)

Di che si tratta?

Il romanzo, pubblicato nel 1965 senza grande fortuna ed oggi salutato come un capolavoro, racconta la “vita minima” di William Stoner figlio, marito, padre, amante, professore universitario nell’America profonda degli inizi del 900.
La vita a volte ti mette di fronte a grandi scelte: arruolarsi per la guerra, abbandonare moglie e figlia per un grande amore, opporsi fino alle estreme conseguenze ad un’ingiustizia … Ma la vita continua quali che siano le tue decisioni.

Effetto Lazzaro

“Siamo di fronte a una colossale celebrazione dell’uomo medio le cui orme saranno invisibili ai posteri. La sua esistenza è minimale, ovattata, silenziosissima. Scappato da un’umile enclave di campagna, si laurea tra sforzi, sacrifici e umiliazioni. Passano gli anni, e lui ha una moglie così così, un' amante così così, una carriera così così. Apparentemente, non eccelle in niente. Insomma, è la nemesi degli impavidi Jack Kerouac e Neal Cassady, a bordo di una Ford verso il Messico. Come ben spiega Ian McEwan nell' intervista che pubblichiamo in queste pagine, Stoner è un romanzo a tratti sublime, che colpisce per la sua aridità gelida ma tagliente, per il suo stile frugale e martellante. Pubblicato in un' epoca sconveniente, ha perso il treno giusto. Ma poi, nel 2006, la svolta: Stoner viene ripubblicato in America. Lo rilancia la New York Review of Books, dopo la segnalazione di un libraio newyorchese. Un anno dopo è Morris Dickstein a decantarne una maestosa apologia sul New York Times. Star della letteratura come Nick Hornby, Bret Easton Ellis, Column McCann, Geoff Dyer e Julian Barnes se ne (ri)innamorano subito. Si innesca un ciclone di passaparola, alimentato da ingegnose operazioni di marketing. Un "effetto Lazzaro", come ha scritto John Sutherland sul Daily Telegraph: ricorda Il grande Gatsby (che a stento sfamò Fitzgerald in vita) o, caso più recente, Revolutionary Road di Richard Yates (minimum fax), per non parlare della Versione di Barney di Mordecai Richler (Adelphi)

La citazione

È per noi che esiste l'università, per i diseredati del mondo. Non per gli studenti, non per la disinteressata ricerca della conoscenza, né per le altre ragioni che sentite dire. Quelle sono solo una copertura, come quei pochi individui normali, idonei al mondo, che di tanto in tanto accogliamo tra noi. Ma è tutto fumo negli occhi. Come la Chiesa nel Medioevo, cui non interessava un fico secco né dei laici né di dio in persona, ci servono pretesti per sopravvivere. E sopravviveremo, perché così dev'essere.

Chi è John Edward Williams?

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Nato in una famiglia di modeste condizioni economiche, si iscrisse all'Università di Denver solo dopo la fine della seconda guerra mondiale alla quale prese parte. Durante la sua permanenza all'Università di Denver pubblicò i suoi primi due libri: il romanzo Nothing But the Night (1948) e la raccolta di poesie The Broken Landscape (1949). Nel 1960 pubblicò il suo secondo romanzo Butcher's Crossing, nel quale descrisse la vita di frontiera nel Kansas attorno al 1870; due anni dopo pubblicò la sua seconda raccolta poetica (The Necessary Lie).
Il terzo romanzo di Williams, Stoner, la storia romanzata di un professore universitario di inglese, fu pubblicato dalla Viking Press nel 1960 e il suo quarto romanzo, Augustus (Viking, 1972), una rappresentazione dei tempi violenti di Augusto, pubblicato nel 1972, vinse il National Book Award nel 1973 ex aequo con Chimera di John Barth. Un quinto romanzo, The Sleep of Reason (Il sonno della ragione) rimase incompiuto a causa della sua morte.

Link

AG-Vocabolario: 

Imprese aperte ai social network (Corriere Economia, 18 febbraio 2013)

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Fonte: pdf in impresaperta.it
Muzi Falconi: più produttività se c’è dialogo tra manager e dipendenti

  • di Paola Caruso

Social media e nuove tecnologie di comunicazione sono driver di crescita per le aziende?
La risposta è sì, se sono utilizzati per coinvolgere i dipendenti nelle attività di organizzazione dell'impresa.
Il dialogo manager-impiegati e l'interazione tra tutti gli «attori» in sede, da una parte migliorano l'efficienza dei singoli (riducendo pure le assenze) e dall'altra sono in grado di incrementare la produttività del 20-25% (ricerca McKinsey Global).
A condizione che l'utilizzo degli strumenti sia accompagnato da cambiamenti culturali, di processo e comportamentali tra le scrivanie.
Insomma, una buona comunicazione interna — «partecipativa» — fa la differenza.
Per promuovere questa nuova abitudine allo scambio di opinioni sul lavoro, è appena nata una piattaforma online, Impresaperta, capace di raccogliere case history e interventi di chi ha sfruttato i social per lo sviluppo.
Si tratta di un movimento/ network dedicato ai rapporti tra capi e colleghi.
Obiettivo: rendere consapevoli i player del business, dalle classi dirigenti, alle persone occupate, fino alle associazioni, del potenziale d'innovazione e creatività che hanno i lavoratori, senza limiti di carica.
Il sito (messo in piedi in collaborazione con Methodos e con la partecipazione di Comunicatorinterni. it) sarà presentato domani all'Urban Center di Milano, durante un incontro nell'ambito della Milano Social Media Week, con la partecipazione di Vincenzo Boccia (vicepresidente e presidente Piccola industria di Confindustria), Silvestre Bertolini (presidente della Cida) e Walter Galbusera (segretario regionale Uil Lombardia).
«Il coinvolgimento dei dipendenti nell'organizzazione aziendale è direttamente collegato alla crescita ed è diventato il punto di forza di molte aziende europee, come quelle tedesche — spiega Toni Muzi Falconi, co-fondatore di ImpresAperta —. Nella classifica dei Paesi che hanno incrementato il Pil grazie alla riorganizzazione aziendale, Olanda, Danimarca e Germania occupano primissimi posti. Mentre l'Italia si trova in coda.
Qualcosa si sta muovendo, ma sono soprattutto le grandi aziende e le multinazionali ad aver capito l'importanza del coinvolgimento dei dipendenti nell'organizzazione, la piccola e media impresa non ha ancora affrontato l'argomento».
Come si arriva a un cambiamento del genere?

«Il primo passo è semplice: i vertici aziendali devono impegnarsi per ridefinire i parametri di comunicazione interna — precisa Muzi Falconi —, promuovendo il dialogo aperto e precisando quali sono i temi che si possono affrontare insieme e quali no. In pratica, hanno il compito di stabilire le regole del gioco. Per ottenere risultati ci vuole tempo, ma se si inizia subito, partendo dai più giovani che hanno dimestichezza con i social network, si ottiene una trasformazione in un anno».

Al programma di Impresaperta hanno già aderito circa 40 aziende e un centinaio tra manager, consulenti e specialisti delle risorse umane.

 

AG-Vocabolario: 

P.a., le informazioni in chiaro (Italia Oggi, 6 febbraio 2013)

(Fonte immagine: www.corriereuniv.it)

di Valerio Stroppa
Dal 19 febbraio la semplificazione degli adempimenti burocratici passa dalla prevenzione. Ogni decreto, atto o provvedimento amministrativo degli organi centrali dello stato, in particolare i ministeri, dovrà indicare fin da subito quali sono gli oneri informativi a carico di cittadini e aziende prodotti ex novo o cancellati.
E a vigilare sulla trasparenza della p.a. saranno sia le associazioni di categoria sia gli stessi cittadini, che potranno presentare reclamo via e-mail contro la mancata o l’incompleta attuazione del vincolo di chiarezza. È quanto prevede il dpcm n. 252 del 14 novembre 2012,  (qui il testo in pdf) pubblicato sulla G.U. n. 29 del 4 febbraio 2013 (si veda ItaliaOggi di ieri).
Il decreto dà attuazione all’articolo 7 della legge n. 180/2011, meglio nota come Statuto delle imprese.
All’atto dell’emissione di un nuovo regolamento o atto concessorio/autorizzatorio, le amministrazioni centrali dello stato dovranno informare i destinatari di tutti gli oneri informativi introdotti o eliminati.
Vale a dire, precisa il dpcm, tutti quegli adempimenti volti a «raccogliere, elaborare, conservare, produrre e trasmettere dati, notizie, comunicazioni, relazioni, dichiarazioni, istanze e documenti alle p.a.». Un approccio nuovo, finalizzato a evitare sul nascere gli aggravi burocratici spesso prodotti da norme scritte senza tenere adeguatamente conto degli effetti pratici che queste potrebbero avere sulle singole imprese e cittadini.
Il dpcm è stato emanato da palazzo Chigi dopo un confronto con le categorie produttive (in particolare Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confindustria), le quali saranno chiamate a monitorare l’attuazione delle nuove disposizioni. Il primo «tagliando», operato in collaborazione con il Dipartimento della funzione pubblica, sarà tra sei mesi.

L’allegato al dpcm contiene vere e proprie linee guida sui criteri per la pubblicazione degli elenchi degli oneri introdotti ed eliminati, che dovrà avvenire sia sul sito web dell’ente che emana l’atto sia al momento della pubblicazione in G.U.

Non solo: l’obbligo di trasparenza abbraccia anche la fase preliminare all’approvazione, poiché gli schemi degli atti ministeriali trasmessi per il parere al Consiglio di stato dovranno già stabilire l’elenco degli oneri creati o cancellati.

«La trasparenza, la conoscenza e la certificazione del “quanto costa” per gli atti di legge che coinvolgono i cittadini e le imprese, rappresentano un piccolo ma significativo passo in avanti», commenta Sergio Silvestrini, segretario generale Cna, «sarà senza dubbio un antidoto efficace per arginare la produzione a getto continuo di leggi, leggine e misure varie. Ci auguriamo che le istituzioni centrali comincino a riflettere prima di mettere mano a nuove disposizioni. Le associazioni e i cittadini tra sei mesi controlleranno e misureranno se le cose stanno funzionando».

Ai sensi dell’articolo 3 del dpcm, ogni p.a. dovrà indicare sul proprio sito il nome e i riferimenti del responsabile del trattamento dei reclami, che saranno trasmessi per conoscenza anche all’ispettorato della Funzione pubblica. L’auspicio delle associazioni di categoria è che presto l’efficacia di queste norme possa essere estesa pure agli enti locali.

Approfondimento

  • dpcm n. 252 del 14 novembre 2012  (pdf)
AG-Vocabolario: 

I reati di possibile commissione su Facebook (Leggi Oggi, 4 febbraio 2013)

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Analisi sui reati più comuni commessi su facebook, in particolare la diffamazione e sostituzione di persona

“Usano un falso nome come account di Facebook per divulgare foto senza veli della loro “cara” amica, con il solo scopo di metterla in piazza e farle un dispetto di pessimo gusto. Sembrerebbe che sia stata l’invidia il movente principale che avrebbe spinto due ragazze a progettare un piano di diffamazione nei confronti della loro coetanea.”
Questo episodio è solo uno dei tanti che accadono periodicamente su Facebook, altri più eclatanti hanno portato addirittura alla morte delle vittime come la vicenda del ragazzino romano che si suicidò dopo essere stato schernito sul social network per la sua presunta omosessualità. I social network possono essere il primo passo verso la commissione di reati talvolta gravissimi tanto da mettere a repentaglio giovani vite e non, ma è bene sapere che qualunque attività effettuata su Internet (e di conseguenza anche su Facebook) viene registrata sui siti in cui viene eseguita (da un minimo di 3 mesi a un massimo di 2 anni, in funzione della legislazione dello Stato di origine del gestore). L’autore è, generalmente, SEMPRE rintracciabile da parte degli organi di controllo preposti (Polizia Postale, Carabinieri, Guardia di Finanza) e a seguito di un ordine di procedura da parte dell’Autorità Giudiziaria.
Vi sono varie tipologie di reati consumabili su Facebook. Sono considerati reati e punibili le seguenti azioni:

  • invio di materiale pubblicitario non autorizzato (spamming);
  • raccolta e l’utilizzo indebito di dati personali, attività espressamente vietate dal T.U. sulla privacy (d.lgs. n. 196 del 2003);
  • utilizzo dei contatti per trasmettere volutamente virus informatici (art. 615-quinquies);
  • utilizzo dei contatti per acquisire abusivamente codici di accesso per violare sistemi informatici (art. 615-quater);
  • scambio di immagini pedopornografiche che integra gli estremi del reato ad es. di cessione di materiale pedopornografico (art. 600-ter);
  • inviare messaggi di propaganda politica, di incitamento all’odio e alla discriminazione razziale.

Un altro reato molto frequente in rete è la diffamazione; il legislatore, pur mostrando di aver preso in considerazione l’esistenza di nuovi strumenti di comunicazione, telematici ed informatici, non ha ritenuto di mutare o integrare la normativa con riferimento ai reati contro l’onore (artt. 594 e 595 c.p.), pur essendo intuitivo che questi ultimi possano essere commessi anche per via telematica o informatica. Pensando, ad esempio, alla trasmissione di comunicazioni via e-mail, ci si rende facilmente conto che è certamente possibile che un agente, inviando messaggi atti ad offendere un soggetto, realizzi la condotta tipica del delitto di ingiuria (se il destinatario è lo stesso soggetto offeso) o di diffamazione (se i destinatari sono persone diverse). Ovviamente, l’azione è altrettanto idonea a ledere il bene giuridico dell’onore anche se l’agente immette il messaggio in rete con modalità diverse.
Dottrina e giurisprudenza sono oramai concordi nel ritenere che l’utilizzo di Internet integri l’ipotesi aggravata di cui all’art. 595, co. 3, c.p. (offesa recata con qualsiasi altro mezzo di pubblicità), poiché la particolare diffusività del mezzo usato per propagare il messaggio denigratorio – solo lontanamente paragonabile a quella della stampa ovvero delle trasmissioni televisive o radiofoniche – rende l’agente meritevole di un più severo trattamento penale. Internet è, infatti, un mezzo di comunicazione più “democratico”: chiunque, con costi relativamente contenuti e con un apparato tecnologico modesto, può creare un proprio “sito”, ovvero utilizzarne uno altrui. Poiché le informazioni e le immagini immesse nel web, relative a qualsiasi persona, sono fruibili (potenzialmente) in qualsiasi parte del mondo, il reato, di conseguenza, si consuma al momento della percezione del messaggio da parte di soggetti estranei sia all’agente che alla persona offesa (Cass. pen., n. 4741/2000).
Un problema di non poca rilevanza è quello relativo all’individuazione dei soggetti sui quali gravi la responsabilità per il fatto illecito commesso.
Risulta controversa la possibilità di configurare una responsabilità per culpa in vigilando in capo ai gestori dei siti Internet per le violazioni commesse da terzi utenti del servizio offerto.
In assenza di precise disposizioni normative che regolino specificatamente la materia in esame, la responsabilità penale dei gestori di siti internet non può essere delineata a titolo di colpa per non aver impedito la commissione dell’illecito ma solo, eventualmente, a titolo di concorso nel reato (ex art. 110 c.p.), sempre che ne ricorrano tutti i presupposti: pluralità degli agenti; elemento soggettivo (dolo), inteso come volontà effettiva di cooperare nel reato; elemento oggettivo; contributo causale al verificarsi dell’evento.
Il codice penale parla di omesso impedimento dell’evento e da qui nasce e si è ormai consolidata la figura del concorso mediante omesso impedimento del reato commesso da altri (artt. 110 e 40, co.2, c.p.). La diffamazione è un reato di evento che si consuma non al momento della diffusione del messaggio offensivo, ma al momento della percezione dello stesso da parte di soggetti che siano “terzi” rispetto all’agente ed alla persona offesa.
Altro delitto particolarmente facile da realizzare in rete è la cd. sostituzione di persona prevista dall’art. 494 c.p..
Il suo elemento distintivo è la lesione della fede pubblica, intendendosi per tale il compimento di una falsità che ha la capacità di ingannare il pubblico, cioè un numero indeterminato di persone.
L’art. 494 prevede quattro ipotesi attraverso le quali si perfeziona il reato:

  1. sostituzione fisica della propria all’altrui persona, che consiste nell’assunzione di contegni idonei a far apparire la propria persona diversa da quella che è;
  2. l’attribuzione a sé o ad altri di un falso nome, laddove per nome si intende uno qualsiasi dei contrassegni di identità, come il prenome, il luogo di nascita, la paternità, ecc….;
  3. l’attribuzione di un falso stato, cioè la condizione complessiva della persona nella società, comprendente la cittadinanza, la capacità di agire, la potestà familiare, la condizione di coniugato, i rapporti di parentela, ecc…;
  4. l’attribuzione di una qualità cui la legge collega effetti giuridici, come nel caso di chi dichiari di aver raggiunto la maggiore età, purché la qualità in questione sia essenziale per la realizzazione dell’atto giuridico.

Quindi, il delitto in questione non è a forma libera ma si realizza solo nelle ipotesi predeterminate, e si consuma con l’induzione in errore della terza persona. Ovviamente chi commette il reato lo deve fare al fine di procurare a sé od altri un vantaggio, oppure per arrecare ad altri un danno, anche se il vantaggio non deve essere necessariamente ingiusto.
Sulla base di queste premesse possiamo tratteggiare alcune ipotesi di sostituzione di persona commesse in rete. Ad esempio, la creazione di un account di posta elettronica con un nominativo diverso dal proprio può configurare il reato di sostituzione di persona purché il gestore, o gli utenti, del sito, siano tratti in inganno credendo erroneamente di interloquire con una determinata persona mentre si trovano ad avere a che fare con una persona diversa. Questo è quanto stabilisce la sentenza della Cassazione n. 46674 del 8 novembre 2007, la quale ritiene configurati tutti gli elementi del reato in una ipotesi come quella dell’esempio, cioè l’inganno, l’induzione in errore e l’insidia alla fede pubblica.
Per cui il discrimine tra la fattispecie penale della sostituzione di persona e la semplice lesione di stampo civilistico, secondo la Cassazione, si ritroverebbe proprio nel concetto di fede pubblica, in quanto l’inganno supera generalmente la ristretta cerchia di un determinato destinatario.
Ovviamente si deve anche verificare l’esistenza del danno o del vantaggio, perché sussista il reato, che nel caso specifico consisteva nelle diverse telefonate di uomini che chiedevano alla vittima del reato incontri sessuali.
È importante evidenziare, data la facilità con la quale in rete si può creare una personalità virtuale, che un elemento essenziale, dal quale non si può prescindere, per realizzare il reato di sostituzione di persona è la presenza di un dolo specifico, appunto consistente nel perseguimento di una finalità di vantaggio, proprio od altrui, o di un danno altrui. L’assenza di questi elementi, però, potrebbe comunque costituire altro tipo di reato, come l’accesso abusivo ad un sistema informatico.
Dalle questioni affrontate emerge chiaramente quanto sia estremamente difficile regolare per legge un mondo in continua mutazione come Internet, dove coesistono molti format differenti e dove occorrerebbe tracciare un confine per individuare cosa e come dovrebbe essere assoggettato ad una regolamentazione. Data la sostanziale difformità del mezzo utilizzato, che presuppone una libertà enorme non solo per quanto riguarda l’accesso e la fruizione dei contenuti, ma anche l’utilizzo con finalità divulgative, sarebbe opportuno adottare una linea estremamente cautelativa nell’estendere al mondo di Internet quei controlli e garanzie attuate nel più tradizionale mondo dell’informazione.

 

AG-Vocabolario: 

Grillo primo partito tra gli under 23. Il Pd è vicino, Pdl fermo al 12-13% (Il Corriere della Sera, 4 febbraio 2013)

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  • Fonte: online sul sito del Corriere e in pdf su rassegna stampa della Difesa

Giovani, cresce la voglia di votare. Democratici avanti tra i 24-34enni

  • di Renato Mannheimer

C’è chi, come il sottoscritto, ha visto, nel corso della sua vita, il dipanarsi della prima e della seconda Repubblica e che voterà a fine mese per l’ennesima volta, inevitabilmente memore anche di quanto è accaduto nei decenni passati.
In questi casi, il giudizio è formulato anche sulla base dell’esperienza e della credibilità attribuita a questo o a quel leader, a questo o a quel partito.
Ma per i giovanissimi non è sempre così.
Una quantità rilevante di elettori voterà in questa occasione per la prima volta. Ci sono oggi in Italia quasi 4 milioni di cittadini tra i 18 e i 23 anni, che affrontano per la prima volta delle consultazioni politiche a livello nazionale.
Molti di costoro decideranno specialmente sulla base delle valutazioni e delle impressioni maturate in questa specifica campagna elettorale. A questi si possono anche affiancare i quasi 8 milioni di elettori che hanno tra i 24 e i 34 anni, la cui storia elettorale è comunque relativamente breve.
Qual è l’orientamento prevalente di costoro e, in generale, quali sono le scelte che caratterizzano i più giovani?
Nel considerare la distribuzione delle intenzioni di voto delle ultime generazioni, colpisce anzitutto il dato relativo alla elevata partecipazione tra i neo elettori.
Sino a qualche tempo fa, infatti, tra i giovani si manifestava il fenomeno contrario: erano tantissimi, fino al 50%, coloro che dichiaravano di volersi astenere, motivando spesso questo comportamento con la difficoltà di comprendere le logiche della politica o una percezione di irrilevanza di quest’ultima.
In questa occasione, il quadro pare cambiato: si registra tra chi affronta per la prima volta il voto una rinnovata voglia di esserci e, di conseguenza, di prendere parte alla consultazione. Ciononostante è rimasto, nelle nuove generazioni — specialmente nella più giovane —un atteggiamento di forte scetticismo — se non di disprezzo— nei confronti della politica tradizionale. Si spiega anche così il particolare successo ottenuto dalla lista Movimento 5 Stelle tra chi ha meno di 35 anni e, ancor più, tra chi si colloca sotto i 23. Tra questi ultimi, i 18-23enni, Grillo riesce a conquistare quasi un terzo di elettorato (30,4%), vale a dire il 17% in più che nella popolazione nel suo insieme.
In questa categoria di età, il M5S diventa il partito più votato in assoluto, superando, seppur di poco, il Pd.
Inoltre, il consenso al M5S appare ancora più elevato tra quei giovani che si trovano in una condizione sociale più difficile perché disoccupati.
Ma anche tra i 24-34enni il Movimento del comico genovese ottiene un largo successo, giungendo quasi al 19%, il 5% in più di quanto rilevato tra tutti gli italiani, con una maggiore accentuazione, anche in questo caso, tra chi non ha lavoro. È vero che tra costoro il Pd si conferma come primo partito, al pari di quanto accade per la popolazione nel suo complesso, ma il M5S si colloca nettamente come secondo.
Questo successo del Movimento 5 Stelle è «pagato» da quasi tutti gli altri partiti che ottengono, infatti, tra i giovani un consenso inferiore rispetto alle altre generazioni.
La differenza più elevata si riscontra riguardo al Pdl che fa rilevare, tra i 18-23enni, un seguito (pari al 12-13%) di quasi il 7% inferiore alla media nazionale. Ma anche gli altri grandi partiti, come la Lega o il Pd, sembrano (seppure in misura molto inferiore al Pdl) interessare meno le nuove generazioni.
Un’eccezione relativa si riscontra solo per alcune delle liste che si collocano su posizioni più estreme (e che un tempo raccoglievano una larga parte del voto giovanile) come Sel da un verso e Fratelli d’Italia dall’altro. Queste formazioni esprimono infatti tra i più giovani un saldo di voti positivo per il 2-3 per cento.
È dunque tra i giovani che affrontano per la prima volta le urne che si riscontra, assai più che in altre categorie, l’atteggiamento di critica generalizzata alla politica (o, talvolta, di antipolitica) che connota il Movimento di Grillo. Se dipendesse solo dai 18-23enni, il comico genovese conquisterebbe alla Camera, secondo l’attuale legge elettorale, la maggioranza assoluta dei seggi. Un forte monito per i partiti tradizionali.

Scheda

4 milioni
I giovani elettori tra i 18 e i 23 anni che affrontano per la prima volta le consultazioni politiche nazionali.
Saranno 8 milioni, invece, gli elettori che hanno tra i 24 e i 34 anni
50%
La percentuale di giovani che alle scorse politiche si dichiarava deciso ad astenersi. Stavolta la percentuale di astensionisti si è ridotta al 21% tra i 24-34enni e all’8% tra i 18-23enni

 

AG-Vocabolario: 

Onorevoli, la metà dei migliori rimarrà fuori dal Parlamento (La Stampa, 3 febbraio 2013)

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Dossier: le pagelle di deputati e senatori
L’associazione OpenPolis ha stilato una classifica dei parlamentari in base al loro indice di produttività alla fine della legislatura, e dopo la presentazione delle liste, siamo andati a vedere quanto paga darsi da fare

  • di Marco Castelnuovo

L’associazione OpenPolis valuta la produttività dei parlamentari. Presenze in aula e in commissione, disegni di legge presentati, assenze, voti espressi. Tutta l’attività di deputati e senatori viene macinata da un algoritmo che restituisce un indice per ognuno. Chi è più assiduo e propositivo finisce in cima alla classifica.  
All’associazione OpenPolis sono in nove, molti giovani, tutti bene assortiti. Scienziati, politici, matematici, ingegneri. Per l’algoritmo che calcola l’indice di produttività, si sono avvalsi dell’aiuto dei parlamentari stessi che hanno contribuito a determinare il «peso» dei comportamenti dei parlamentari. E contano su un bacino di 25mila sostenitori che in modalità «wiki» li aiutano a non sbagliare. L’indice di produttività che hanno costruito è stato preso come modello a livello internazionale. Può essere migliorato, ma già ora restituisce la fotografia di sgobboni e sfaccendati tra Montecitorio e Palazzo Madama.
 

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La graduatoria che si può consultare in questi giorni è di fatto quella finale della legislatura. Le Camere possono ancora essere convocate a domicilio nelle prossime tre settimane, ma le posizioni sono consolidate. Impossibili ormai i sorpassi.
Chi è stato il migliore tra i due rami del Parlamento? Chi il peggiore? E soprattutto: sono stati ricandidati i migliori? E i peggiori? In posizione eleggibile o no? Insomma, paga essere produttivi in Parlamento o è meglio frequentare i talk show per sperare nella ricandidatura?  
 Abbiamo incrociato i dati. Il migliore in assoluto alla Camera è Donato Bruno (Pdl), premiato con un seggio sicuro. Seggio sicuro anche per il peggiore, l’avvocato Niccolò Ghedini: molto assente in Aula, e poco incisivo nelle battaglie che ha cercato di portare avanti. Ma evidentemente gli oltre mille punti di distacco tra i due non sono stati sufficienti per convincere il partito a non ricandidare l’avvocato del Cavaliere.
Il Pd ha scelto di non ricandidare il peggiore senatore in assoluto, quel Vladimiro Crisafulli che ha fatto il pieno alle primarie dei parlamentari. Ma la decisione è arrivata in seguito alle disavventure giudiziarie del senatore siciliano e non dovute alla bassa, bassissima, produttività nella legislatura che sta per chiudersi.

In totale sui 60 migliori sono 24 gli eletti sicuri, 14 quelli in posizione a rischio e 22 quelli non più ricandidati. Diciotto dei 60 peggiori invece sono sicuri di rientrare, trenta sono stati esclusi e dodici sono quelli a rischio ingresso. A rischio nostro, ovviamente.

Twitter@chedisagio 

AG-Vocabolario: 

Nina la sorella seria di Siri (Il Sole 24 Ore, 3 febbraio 2013)

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di Luca Tremolada
È nata Nina, la sorellina in tailleur di Siri. Stesso sangue del personal assistant della Apple ma una vocazione più business. Zero battute, nessuna velleità da filosofo, Nina che sta per Nuance Interactive Natural Assistant parlerà con la banca, risolverà i problemi di connessione con l'internet service provider, dirà all'automobile quello che deve fare e al televisore quale programma trasmettere.
Sarà in tutto e per tutto una segretaria a disposizione delle aziende per dialogare con gli utenti attraverso lo smartphone.
«Per la prima volta – spiega a Nòva24 Agostino Bertoldi, vice presidente di Enterprise & Mobility Sud Europa – abbiamo riunito in un'unica interfaccia le tecnologie che Nuance sviluppa da anni».
Vale a dire: speech recognition, text-to-speech, natural-language understanding, voice-ID biometric (identificazione attraverso dati biometrici della voce) e call intercetp (feature che trasforma la chiamata a un call center in una esperienza visuale).
In sostanza se Siri si "limitava" a mandare email, aggiornare l'agenda, navigare sul web, ascoltare musica, suggerire ristoranti e località sulla mappa e tutto, naturalmente, solo usando il linguaggio naturale, Nina guarda più al concreto, dice alla banca quello che deve fare, governa l'automobile connessa e gestisce, ad esempio, la chiamata al call center.
Quella che verrà annunciata ufficialmente mercoledì a Boston è una applicazione B2B per imprese, utilities, ospedali, banche, call center e chinque abbia la necessitò di gestire in mobilità il dialogo con i propri clienti.
Nuance sta già collaborando in Italia con Fastweb, Banca Mediolanum, all'estero con Ford, Samsung, il Medical Center dell'Università di Pittsburg e naturalmente Apple.
Una demo mostrata in anteprima a Nòva24 illustra il tipo di conversazione che possiamo intrattenere con l'assistente virtuale Nina.
L'interazione inizia con una frase standard (può essere modificata): «la mia voce la mia password». «Il software riconosce il timbro che varia da persona a persona – spiega Bertoldi –. Anche se è raffreddato o parla in condizioni non ottimali per esempio nel traffico o all'aperto. In questo modo si rinuncia tranquillamente alla pasword».
Nuance Communication assicura che il software analizza i parametri biometrici della voce e quindi non sbaglia. «Anche usando una registrazione non si può imbrogliare Nina», sostengono (ma prevedono anche altri strumenti di certificazione). Se però dovesse confondersi equivarrebbe a dare accesso a uno sconosciuto alla propria banca. Quanto poi alla conversazione, Nina nel corso della demo ubbidiva ai comandi interpretando il linguaggio naturale.
In altre parole, senza usare parole chiave o frasi prestabilite è possibile chiedere al proprio smartphone di pagare le bollette, controllare il conto o addirittura – assicurano – di operare un bonifico a favore della propria moglie.
 La difficoltà per quest'ultima richiesta non è legata al legame parentale con il destinatario del pagamento ma nella capacità del software di analizzare la semantica della frase e quindi capire che per moglie si intende quella determinata persona. Il motore semantico viene gestito dalla cloud di Nuance all'interno della quale vengono processate tutte le richieste di Nina.
L'altra feature su cui puntano per il dialogo con i call center o i servizi clienti ad esempio degli internet service provider è la call intercetp, ovvero la capacità di Nina di anticipare il senso della richiesta fornendo informazioni in forma visuale. Nel caso di un operatore di tlc, Nina dovrebbe capire dalle prime battute che ad esempio è interessato all'abbonamento internet, inviare quindi via app le tariffe sul display. Nell'insieme queste funzionalità disegnano una assistente virtuale più professionale. Ma a decretare il successo di queste tecnologie sarà la nostra attitudine a dialogare con un telefonino.

Scheda tecnica

Le tecnologie di Nina.

Speech recognition, text-to-speech, voice-ID biometric e call intercetp come funziona

Nina Sdk.

Il kit di sviluppo di Nina offre le api per permettere agli sviluppatori di studiare interfacce

Per le aziende

L'interazione vocale viene gestita da app per smartphone. La capacità di elaborazione è sul cloud di Nina

Nina virtual assistant cloud

È il servizio di cloud computing di Nuance che elabora le richieste vocali

Banche

Nina promette di rendere possibile l'interazione con l'home banking attraverso la voce. L'applicazione consente di porre delle domande in linguaggio naturale. Si potrà chiedere a Nina di pagare le bollette, mostra il conto corrente o anche operare un bonifico. Oltre alla voce sarà possibile operare anche con la tastiera. Il sistema riconosce il cliente dai dati biometrici legati alla voce.

Call center

Nina attraverso sistemi a risposta vocale interattiva (IVR) gestisce le comunicazioni dei clienti con il call center. Attraverso la funzionalità call intercerp, Nina trasmetterà dati visuali e informazioni sul display dello smartphone anticipando le richieste del cliente. Nel caso di incomprensione la telefonata verrebbe in ogni caso deviata verso un operatore umano.

Elettronica di consumo

I sistemi di riconoscimento vocale sono già una realtà nell'elettronica di consumo. Apripista Kinect di Microsoft, la periferica per la console di Xbox 360.
Oggi anche i televisori stanno imparando a prendere ordine a voce.
Ma per il momento questa tecnologia si affianca al telecomando classico.

Auto

La voce è già da tempo dentro l'automobile.
Oggi la sfida è quella di passare dalla gestione dei sistemi di navigazione, telefonia e infotainment alle feature più specifiche legate al concetto di connected car. Sostanzialmente la sfida è governare l'auto in sicurezza con l'aiuto della voce e senza naturalmente chiamare in causa le mani.

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lucamicro

AG-Vocabolario: 

I due prodi (Il Manifesto ed altri, 2 febbraio 2013)

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Breve rassegna stampa con commenti gratuiti sul comizio di Renzi e Bersani a Firenze il primo febbraio 2013.

I due prodi (Il Manifesto, 2 febbraio 2013)

Il titolo più bello sul comizio di ieri a Firenze del nostro democratic dream ticket è sicuramente quello del “nuovo” Manifesto sparato in prima pagina. I due prodi: raffinato calembour che mette insieme il nome del 2 volte sfortunato (e impallinato) ex presidente del consiglio del centrosinistra, l’appello ad essere coraggiosi lanciato dal palco dal già rottamatore Renzi e tra le righe lancia una maledizione al prossimo governo PD-SEL-PSI.
Nelle pagine interne un titolo più sobrio: “Pd, fratelli coltelli” per un resoconto del comizio Renzi und Bersani: “La propaganda Pd li voleva come i Blues Brothers. Ma questo non è un two-men show, è la somma di due comizi, dove il primo (Renzi ndr) prende più applausi. E forse ce l’ha un po’ con lui Bersani quando fa un lungo discorso sui pericoli della personalizzazione. «È il meccanismo demagogico populistico che ci ha portato qui. Il berlusconismo non Berlusconi. Io non faccio campagna per me, non ho messo il nome nel simbolo. Dopo di me ci sarà il Pd per cinquant’anni ».
Alla fine parte la musica ed è quella dei Blues Brothers. Everybody Needs Somebody to Love. Tutti hanno bisogno di qualcuno da amare. Renzi torna su e tornano gli abbracci, qualche mezzo passo a ritmo. Bersani tira fuori anche un paio di occhiali neri.
Glieli hanno dati, li infila. Ma Renzi no, non lo segue. E il segretario, timido, spiazzato, li mette via.

Renzi dà la spinta a Bersani (Il Fatto Quotidiano, 2 febbraio 2013)

Anche il “Fatto quotidiano” non resiste e fa un titolo a “doppio senso”. Nell’articolo ironie e sfottò per entrambi i protagonisti.
“I due blues brothers del PD arrivano insieme, sulla Toyota hybris azzurro fiammante del sindaco di Firenze. Guida lui, il segretario è accanto due si presentano insieme, vestiti come nel “duello finale” per le primarie. Recitano la parte di se stessi”.
Bersani come al solito conia metafore che nessuno capisce. A un certo punto parlando del berlusconismo si lancia in un paragone con uno innamorato di una bionda svedese che non lascia. Ma di chi parla, del paese o di Berlusconi? In difficoltà anche sul professore: “Noi potevamo andare alle elezioni, e invece no, abbiamo scelto per il bene del paese”. Dunque, Monti ha fatto bene al paese?
Tutte le volte che nomina Renzi, i fotografi si girano ad inquadrare gli applausi. Poi, tutti sul palco. I due Pd brothers, ma anche Andrea Manciulli e Patrizio Mecacci, rispettivamente segretario della Toscana e segretario di Firenze, come Enrico Rossi, presidente della Provincia. Tutta gente che durante le primarie era pronta a stracciarsi le vesti alla sola idea che Renzi corresse per la premiership.

Bersani-Renzi: sarà il Pd a salvare il Paese (l’Unità, 2 febbraio 2013)

Sobrio come al solito l’house organ di Bersani. No comment.

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Renzi e Bersani contro Monti - Un abbraccio all’americana (La Repubblica, 2 febbraio 2013)

Il quotidiano fondato (e diretto?) da Eugenio Scalfari già dal titolo rimarca la sua linea politica: prima Renzi era un traditore e un’anomalia genetica della sinistra italiana (e Monti il naturale candidato alla presidenza della Repubblica) oggi Monti è un traditore e un’anomalia genetica del quadro politico italiano.
Di conseguenza secondo l’articolista, Piero Ignazi, rimane il rischio del mancato recupero di quella fascia di elettori che era stata attratta dalla novità Renzi. Molti di costoro avrebbero voluto un Pd completamente diverso, rivoltato da cima a fondo dal sindaco di Firenze e probabilmente non si accontentano del recupero del loro beniamino. Anzi, forse vivono questa fase come una Canossa, una sorta di “normalizzazione”.
Il che vuol dire che si erano identificati solo con la persona e non con il partito. Non a caso, nel comizio congiunto dei due leader a Firenze, Bersani ha insistito tanto sui rischi della personalizzazione e sull’importanza dell’elemento collettivo, cioè il partito. E su questo c’è sintonia con Renzi. In effetti, un aspetto tradizionale nella scelta post-primarie del sindaco (ma che affiorava anche prima, nella sua insistenza sul “noi”, sul “fare le cose insieme”, ecc) riguarda proprio l’enfasi sulla dimensione collettiva, e quindi sul partito.

Renzi e Bersani, la coppia ci prova. «Non gli farò fare la fine di Prodi» (Il Corriere della Sera, 2 febbraio 2013)

Il quotidiano di via Solferino è l’unico dei grandi giornali a relegare la notizia del comizio dei blues brothers all’interno del giornale senza nessun richiamo in prima (dove non manca invece una staffilata al cuore giallorosso della Capitale: “La Roma travolta dal Cagliari. È già finita l’era Zeman”).
A pag 13 Francesco Alberti fa una sintetica e anglosassone sintesi del comizio sottolineando, in onere dei poteri forti di cui il Corriere è espressione, i passaggi di Bersani al caso MPS.
L’uomo di Bettola: «Non accetteremo sul Mps prediche da chi ha cancellato il falso in bilancio, vogliamo una commissione d’inchiesta». Poi una botta a Monti («Possibile che nella sua agenda la parolina "esodati" non ci sia mai?») e una a Grillo («In Sicilia promette 1.000 euro a tutti: peggio di Lauro, che regalava la pasta… »).
Ultime righe, un po’ melanconiche ancora a sfondo calcistico: Bersani, papà protettivo parlando di Renzi: «È così giovane, io faccio un giro e mi riposo, lui ha tanta strada davanti …». Qualcuno già parla di staffetta. I vecchi ricordano quella, non felicissima, tra Rivera e Mazzola.

Il patto Bersani-Renzi per conquistare i voti moderati (La Stampa, 2 febbraio 2013)

Terza pagina del La Stampa dedicata a Renzi e Bersani. L’articolista Federico Geremicca sembra un po’ deluso dall’evento.
Un migliaio di persone nella sala e alcune centinaia rimaste fuori sotto la pioggia, solo per una sorta di pace postuma all’insegna della nostalgia? L’evento mediatico atteso da giorni - la Grande Pace tra i due competitor - è dunque tutto in questo scambio di gentilezze e cortesie?
No, naturalmente no. Le gentilezze ci sono, certo. Ma a sentirli e a vederli, lì sul palco - prima il sindaco e poi il segretario - si può apprezzare ancora meglio di quanto fosse possibile nella Guerra delle primarie, la distanza che corre tra di loro. Complementari, forse. Ma certo diversi: il presente e il futuro, azzarda qualcuno.
Quel che conta oggi, però, è il presente, cioè la campagna elettorale, le elezioni, la sfida a Berlusconi e Monti: ed è un presente che grava tutto sulle spalle di Bersani.

 

Video imperdibili

Il comizio dei Blues Brothers der PD

  • Il comizio su Youdem 85 minuti (link)

 

I veri Blues Brothers cantano "Everybody Needs Somebody to Love"

AG-Vocabolario: 

#Primarie e Social Media: la nascita nuovi modelli e la predizione del voto (Stilografico.com, 9 dicembre 2012)

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 Dopo il risultato delle Primarie del Centrosinistra la luna di miele tra i Social Media e la politica in Italia sembra già essere finita.
Il candidato con meno appeal online, stando ai parametri più quantitativi, non solo vince a man bassa (60 a 40) ma in realtà secondo i sondaggi non è mai stato in discussione.
Ora c’è chi si affretta a dire che non solo la comunicazione online non sposta voti ma si dubita che possa avere qualche presa sul “Paese reale”, a giudicare dalla fetta di elettorato considerato storicamente più evoluto dal punto di vista dell’uso delle tecnologie.
Tutto era iniziato, in Italia, col referendum su acqua e nucleare a giugno 2011, snobbato come tante altre volte dai dirigenti dei partiti e dai mass-media ma giunto al successo anche grazie al passaparola online.
L’evento aveva fatto sognare i più su come con semplici azioni di comunicazione online (la conversazione su Twitter e su Facebook, il lancio di meme virali, gli hashtag, la raccolta di fan e follower) si potesse fare politica o quantomeno influenzare gli elettori.
Evidentemente è più complicato di così, a partire dal fatto che l’Italia è spaccata decisamente in due tra chi usa la Rete con continuità e tra chi si rifiuta letteralmente di farne uso (ogni anno verso fine dicembre l’ISTAT ce ne offre una visione impietosa).
Certamente non è possibile fare un’analogia tra il nostro Paese e come viene usata la Rete per innescare cambiamenti politici nei Paesi Arabi né sull’uso evoluto per la rielezione di Obama o per l’organizzazione delle proteste di Occupy Wall Street, eppure l’esempio della crescita del movimento di Grillo da qualche anno a questa parte segnala che c’è qualcosa di più e che la presenza fisica sul territorio ha un ruolo determinante.
Queste Primarie invece hanno accarezzato l’idea che i Social Media potessero essere la nuova TV, ormai vero feticcio della cultura italiana, in grado di costruire facilmente un frame narrativo in grado di influenzare gli elettori.
La TV si è certamente attivata creando per la prima volta dei confronti in diretta, tanto seguiti quanto confusi e irrisolti, su cui si è innestata una conversazione online mai vista prima in Italia.
Emanuela Zaccone e Massimiliano Spaziani hanno analizzato da vicino la campagna online fino al primo turno delle Primarie e quello che ne viene fuori è un quadro poco correlato ai risultati delle urne.
 

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Storia minima di un blogger

Tra il 2000 e il 2001 Ezekiel inizia a leggere con gusto i primissimi blog italici (Cavedoni, Flamingpxl, La Pizia (…))
Nel 2001 crea il suo ezekiel’s blog volume1.
Scrive il suo primo post e subito dopo smette, diventando così il “primo blogger italiano ad aver abbandonato il blog”.
Come esperimento aspetta un altro anno, nel frattempo legge tutto.
All’inizio del 2002 ritorna al blog e inizia a scrivere regolarmente, diventando così “il primo blogger italiano ad essere ritornato al blog”.
Conosce molti amici, rallegra la comunità romana (e non) con i suoi simpatici brontolii depressivi e partecipa alla famosa prima “festa blogger a casa de La Pizia” (la versione in casa) che finisce con la prima bloggata comune dal vivo della storia italiana alle 5 a.m. ubriachi.
Poichè non erano ancora stati inventati i commenti (o funzionavano molto male) viaggia spesso tra Roma e Milano per andare a trovare i suoi amici blogger e scambiare 4 chiacchiere sui post.
Nel 2002 è anche “il primo blogger a cui viene offerto di scrivere un libro sul blog”, previdentemente rifiuta diventando “il primo blogger italiano ad aver rifiutato di scrivere un libro sui blog”.
Nel 2003 appena La Repubblica esce col primo articolo in cui definisce i blog “diari online” tenta di farla finita.

AG-Vocabolario: 

Banca d'Italia: consultazione pubblica sull'adeguata verifica della clientela in materia di antiriciclaggio (2 febbraio 2012)

Fonte: http://www.compliancenet.it/content/banca-d-italia-consultazione-pubblic...
Il 2 febbraio 2012 la Banca d'Italia ha avviato la consultazione pubblica sulle disposizioni attuative del decreto antiriciclaggio (decreto legislativo 231 del 2007) riguardanti l'adeguata verifica della clientela.
Le disposizioni si aggiungeranno alle norme sull'archivio unico informatico (provvedimento del 23 dicembre 2009) e sugli assetti organizzativi (provvedimento del 10 marzo 2010), completando così la regolamentazione secondaria.

Le nuove regole hanno reso necessario predisporre alcune modifiche del provvedimento relativo all'archivio unico informatico.

I testi delle Istruzioni e del Provvedimento sull'AUI con le modifiche sono pubblicati sul sito della Banca d'Italia (http://www.bancaditalia.it/vigilanza/cons-pubblica/proc_in_corso). La consultazione avrà termine il 15 marzo 2012.
Di seguito i link a tutti i nuovi documenti e il testo completo del comunicato stampa (qui in pdf) della Banca d'Italia.

I nuovi documenti

Fonte: Banca d'Italia
Consultazione sulle istruzioni in materia di adeguata verifica della clientela e sulle conseguenti modifiche del provvedimento sull'AUI del 23.12.2009

  • Provvedimento sull'adeguata verifica della clientela. Documento per la consultazione (pdf 315 K, 34 pp.)

Consultazione sulle modifiche al Provvedimento sull'AUI del 23.12.2009

  • Modifiche al Provvedimento sull'AUI del 23.12.2009. Documento per la consultazione (pdf, 213 K, 16 K)
  • Modifiche alle causali analitiche (All. n.1 al Provvedimento sull'AUI). Documento per la consultazione (pdf ,264 K, 21 pp.)
  • Modifiche agli standard tecnici (All. n.2 al Provvedimento sull'AUI). Documento per la consultazione (pdf, 309 K, 51 pp.)
  • Modifiche alle tabelle dei codici (All. n.3 al Provvedimento sull'AUI). Documento per la consultazione (pdf, 119 K, 12)
AG-Vocabolario: 

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