Williams

Scrittori che amano scrittori: “Stoner” di John Williams (3 settembre 2013)

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(immagine tratta da Fazi Editore)

Stoner: passano gli anni e lui ha una moglie così così, un’amante così così, una carriera così così. È per noi che esiste l'università, per i diseredati del mondo

Secondo Ian McEwan, su Repubblica del 10 agosto 2013, «“Stoner” di Williams tocca la verità: come la grande letteratura» .
Secondo Irene Bignardi, Repubblica dell’11 marzo 2012, “Stoner” è il singolare racconto di una “vita fallita” che ci mette a disagio ma che non si dimentica   (e nella sua recensione vi è un ardito parallelo proprio tra Williams e McEwan).
Anche Tommaso Pincio  (audio)elogia questo romanzo su RadioCapital.
Insomma è proprio “StonerMania” (Repubblica 10 agosto 2013)

Di che si tratta?

Il romanzo, pubblicato nel 1965 senza grande fortuna ed oggi salutato come un capolavoro, racconta la “vita minima” di William Stoner figlio, marito, padre, amante, professore universitario nell’America profonda degli inizi del 900.
La vita a volte ti mette di fronte a grandi scelte: arruolarsi per la guerra, abbandonare moglie e figlia per un grande amore, opporsi fino alle estreme conseguenze ad un’ingiustizia … Ma la vita continua quali che siano le tue decisioni.

Effetto Lazzaro

“Siamo di fronte a una colossale celebrazione dell’uomo medio le cui orme saranno invisibili ai posteri. La sua esistenza è minimale, ovattata, silenziosissima. Scappato da un’umile enclave di campagna, si laurea tra sforzi, sacrifici e umiliazioni. Passano gli anni, e lui ha una moglie così così, un' amante così così, una carriera così così. Apparentemente, non eccelle in niente. Insomma, è la nemesi degli impavidi Jack Kerouac e Neal Cassady, a bordo di una Ford verso il Messico. Come ben spiega Ian McEwan nell' intervista che pubblichiamo in queste pagine, Stoner è un romanzo a tratti sublime, che colpisce per la sua aridità gelida ma tagliente, per il suo stile frugale e martellante. Pubblicato in un' epoca sconveniente, ha perso il treno giusto. Ma poi, nel 2006, la svolta: Stoner viene ripubblicato in America. Lo rilancia la New York Review of Books, dopo la segnalazione di un libraio newyorchese. Un anno dopo è Morris Dickstein a decantarne una maestosa apologia sul New York Times. Star della letteratura come Nick Hornby, Bret Easton Ellis, Column McCann, Geoff Dyer e Julian Barnes se ne (ri)innamorano subito. Si innesca un ciclone di passaparola, alimentato da ingegnose operazioni di marketing. Un "effetto Lazzaro", come ha scritto John Sutherland sul Daily Telegraph: ricorda Il grande Gatsby (che a stento sfamò Fitzgerald in vita) o, caso più recente, Revolutionary Road di Richard Yates (minimum fax), per non parlare della Versione di Barney di Mordecai Richler (Adelphi)

La citazione

È per noi che esiste l'università, per i diseredati del mondo. Non per gli studenti, non per la disinteressata ricerca della conoscenza, né per le altre ragioni che sentite dire. Quelle sono solo una copertura, come quei pochi individui normali, idonei al mondo, che di tanto in tanto accogliamo tra noi. Ma è tutto fumo negli occhi. Come la Chiesa nel Medioevo, cui non interessava un fico secco né dei laici né di dio in persona, ci servono pretesti per sopravvivere. E sopravviveremo, perché così dev'essere.

Chi è John Edward Williams?

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Nato in una famiglia di modeste condizioni economiche, si iscrisse all'Università di Denver solo dopo la fine della seconda guerra mondiale alla quale prese parte. Durante la sua permanenza all'Università di Denver pubblicò i suoi primi due libri: il romanzo Nothing But the Night (1948) e la raccolta di poesie The Broken Landscape (1949). Nel 1960 pubblicò il suo secondo romanzo Butcher's Crossing, nel quale descrisse la vita di frontiera nel Kansas attorno al 1870; due anni dopo pubblicò la sua seconda raccolta poetica (The Necessary Lie).
Il terzo romanzo di Williams, Stoner, la storia romanzata di un professore universitario di inglese, fu pubblicato dalla Viking Press nel 1960 e il suo quarto romanzo, Augustus (Viking, 1972), una rappresentazione dei tempi violenti di Augusto, pubblicato nel 1972, vinse il National Book Award nel 1973 ex aequo con Chimera di John Barth. Un quinto romanzo, The Sleep of Reason (Il sonno della ragione) rimase incompiuto a causa della sua morte.

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